LA BATTAGLIA GIUDIZIARIA
Le 61 assoluzioni alla Mensa dei Poveri
I numeri dell’inchiesta che scosse la politica. La presunta tangentopoli sull’asse Gallarate-Milano alla resa dei conti non si è rivelata tale
Che cosa resta di Mensa dei Poveri? Quarantatré misure cautelari e 87 persone giudicate. Di queste, una è stata condannata in abbreviato, quattro in appello nel filone ordinario e 21 hanno patteggiato. Sessantuno gli assolti, tra rito abbreviato e ordinario. Il 70% di tutti gli imputati. Insomma, quella che doveva essere la tangentopoli sull’asse Gallarate-Milano, alla resa dei conti non lo è stata.
Processo ordinario
Non è sbagliato parlare di numeri monstre. Sessantatré imputati; 92 avvocati (tra difensori e legali delle 10 parti civili costituite); 40 udienze (la prima, con ancora l’obbligo di mascherine, è stata il 18 novembre 2021 nell’aula bunker di Ponte Lambro, alla periferia di Milano; l’ultima il 2 ottobre di due anni fa); 4 mila pagine di verbalizzazione udienze; quasi 7 mila di trascrizioni; e 81 mila pagine di atti della Procura. Al termine, la sesta sezione del Tribunale di Milano ha chiuso il filone ordinario del processo con 52 assoluzioni (a cominciare da quella del sindaco di Gallarate Andrea Cassani e del patron di Tigros Paolo Orrigoni) e 11 condanne per un totale di 22 anni e cinque mesi di reclusione.
Il secondo grado
Il processo d’appello iniziato lo scorso 29 maggio e concluso giovedì, ha ulteriormente ridotto il numero degli imputati condannati: infatti, sette degli 11 sono stati assolti. La maggior parte «perché il fatto non sussiste». Dei quattro imputati condannati dalla seconda Corte d’Appello di Milano rientrano nel cosiddetto filone varesino Lara Comi e Giuseppe Zingale: l’ex europarlamentare saronnese di Forza Italia è stata condannata a un anno e 500 euro di multa con la condizionale (contro i 4 anni e 2 mesi del primo grado) e l’ex dg di Afol Milano Metropolitana, a un anno e 6 mesi di reclusione (contro i due del primo grado). La prima impugnerà in Cassazione per l’ipotesi residua di truffa all’Unione Europea (uscita come parte civile dopo che le ha versato 12 mila euro di risarcimento). Da un’altra truffa all’UE e dall’accusa di concorso in corruzione è stata invece assolta. Zingale, anche lui assolto dall’accusa di concorso in corruzione con l’esponente di Forza Italia, è stato invece condannato per induzione alla corruzione. Pure lui ricorrerà alla Suprema Corte.
La richiesta di risarcimento
Alcuni degli assolti sono stati attinti da misure cautelari eseguite il 7 maggio di quasi sette anni fa: c’è chi è finito in carcere per quattro mesi come Pietro Tatarella, e chi, come l’allora coordinatore provinciale di Forza Italia Carmine Gorrasi, ha subito 80 giorni di arresti domiciliari. «Oltre a chiedere il risarcimento per gli 80 giorni di ingiusta detenzione - preannuncia il suo avvocato, Craveia, faremo una causa civile per ottenere un ulteriore risarcimento per danno materiale e morale».
L’articolo completo sulla Prealpina di martedì 20 gennaio, in edicola e in edizione digitale
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