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Attrezziamoci contro gli shock geo-energetici e finanziari
Tra le conseguenze della guerra in Iran aleggia lo spettro della stagflazione
Attrezziamoci. Forse lo shock durerà poco e poi torneremo a riveder, se non le stelle, almeno una luce in fondo al tunnel. O forse no. Se il cortocircuito geo-energetico, finanziario ed economico che s’è materializzato andrà avanti dovremo viaggiare, come su un aereo che attraversa una turbolenza inaspettata e fortissima, con le cinture allacciate e nella speranza di atterrare prima possibile, magari ammaccati ma salvi. Ma un fatto è certo: le conseguenze della guerra scatenata dal presidente Usa Trump e dal premier israeliano Netanyahu contro l’Iran si faranno sentire. Soprattutto se riprenderà corpo il fantasma della stagflazione (stagnazione o recessione mista a inflazione) che l’Italia ha già provato negli anni ’70 del ‘900 ai tempi della guerra del Kippur (1973) e della rivoluzione iraniana del 1979. E anche, in parte, nel 2021-2022 per lo shock pandemico, il crollo del Pil, la fiammata inflazionistica sottovalutata dalle banche centrali, l’invasione della Russia in Ucraina, il rialzo dei prezzi energetici, petrolio e gas in prima linea.
La stagflazione ce l’abbiamo a un passo dietro di noi. Nel 2025 la crescita del Pil s’è fermata a +0,5% (+0,7% quella prevista per quest’anno) e senza il PNRR saremmo già arrivati sotto lo zero. Le previsioni sull’impatto della guerra in Medio Oriente ballano a seconda della durata delle operazioni belliche e dei tempi di riapertura (parziale? totale?) dello Stretto di Hormuz per il quale passa circa un quarto del petrolio del mondo, ma tutte indicano il rischio di una caduta significativa del Pil che nel nostro caso potrebbe anche azzerare il risultato atteso per il 2026.
Quanto all’inflazione, a fine febbraio eravamo a +1,6% su basa annua. Ma con +3,0% nel settore trasporti, +4,9 nei servizi ricreativi e per la cura delle persone, +2,4% nell’inflazione “di fondo” (cioè al netto degli energetici, i cui prezzi erano invece scesi del 6,6%, contenendo per questa via l’inflazione generale), +2,2% nel “carrello della spesa”.
Su questo contesto già problematico si abbattono i rialzi verticali dei prezzi dell’energia e gli scenari avversi, con il costo del petrolio Brent che ha sfondato quota 100 a barile, sono da prendersi in seria considerazione. Il potere d’acquisto delle famiglie non ha ancora recuperato i livelli del 2023, la pressione fiscale è ai massimi al 43,1% e i margini di manovra della nostra politica di bilancio sono già stretti. Il governo vuole mettere in campo l’”accisa mobile”, meccanismo per cui la maggiore IVA in entrata viene utilizzata per calmierare i prezzi di benzina e gasolio. Ma parliamo di centesimi e si tratta di un rimedio contingente.
La verità è che di fronte ad una scossa che può riaccendere la stagflazione l’Italia si rispecchia nella sua condizione di “dipendenza” strutturale da fattori esterni come gli shock del petrolio. E del gas, importato tutto dall’estero, il cui costo, quando sale, si scarica poi sul prezzo dell’energia elettrica che a sua volta si traduce nell’aumento delle bollette per famiglie e imprese. Non disponiamo del nucleare (per quello di nuova generazione ci vogliono anni) e neanche sul fronte delle rinnovabili, eolico e solare, viene espresso, tra veti e complicazioni varie, tutto il loro potenziale. Eppure siamo un Paese esportatore per eccellenza che si fonda su una manifattura capace di imprese straordinarie nonostante le difficoltà. Atterraggi d’emergenza compresi, per fortuna.
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