NEL TARDO POMERIGGIO
Bloccano via Como per girare un videoclip
La presenza di un van in mezzo alla strada ha messo in allerta i residenti. Una decina i giovani identificati
Un van targato Svizzera a bloccare via Como, ragazzi che corrono, gente che grida. Ha destato un po’ di preoccupazione la scena che i residenti della zona stazioni di Varese si sono trovati davanti nel tardo pomeriggio di giovedì 22 gennaio. Tanto che – intorno alle 18 – qualcuno ha allertato i carabinieri, visto che il veicolo in mezzo alla strada stava bloccando il traffico, sempre particolarmente congestionato a quell’ora.
Il trambusto sembrerebbe dovuto alla registrazione di un video musicale di un gruppo rap arrivato dal Milanese. La location scelta è stata proprio la parte terminale di via Como, tra la sede delle Poste e viale Milano. Sul posto sono intervenuti la polizia di Stato e i carabinieri che hanno identificato una decina di ragazzi. Via Como è stata chiusa per diversi minuti: la polizia locale ha bloccato gli accessi per permettere il lavoro di polizia e carabinieri e regolare la viabilità nella zona.
RISSA IN VIALE MILANO
Quasi contemporaneamente – ma senza nessun collegamento tra i due fatti –, una rissa è scoppiata poco distante, nel parcheggio davanti al Carrefour. I soccorsi sono intervenuti – con un’ambulanza e un’automedica – per la segnalazione di un’aggressione. Feriti due giovani che sono stati trasportati in ospedale.
CANDIANI: «GALIMBERTI SMETTA CON LA RETORICA DELL'INTEGRAZIONE IMPOSSIBILE»
«È l'esempio di “maranza”, gruppi organizzati di stranieri che vogliono imporre la loro regola impossessandosi di una strada, dando messaggi al limite del criminale, se non addirittura l'istigazione dei reati. Questa è una situazione intollerabile per qualsiasi città e per Varese in particolare – dichiara Stefano Candiani, deputato della Lega –. Non possiamo permettere che passi il messaggio che chi vive nel nostro Paese possa fare disprezzo delle leggi di convivenza civile e dimostrare con queste azioni di essere in possesso delle strade e di poter fare ciò che vuole. Occorre una repressione forte, un messaggio chiaro da parte delle istituzioni e ce lo aspettiamo a partire dall'Amministrazione comunale. Il sindaco di Varese Galimberti impieghi il tempo che gli resta nell'amministrare la città per dare questo tipo di messaggi, smettendola con la retorica dell'integrazione impossibile rispetto a gente che dimostra invece disprezzo per le nostre altre regole di convivenza civile».
LEGA: «TOLLERANZA ZERO CONTRO IL DEGRADO IN CITTÀ»
La Lega Varese esprime «preoccupazione». L'episodio «ha suscitato l’indignazione di numerosi cittadini che ci hanno scritto per segnalare l’ennesima situazione di degrado. Non si tratta purtroppo di un caso isolato, né del più grave. Il centro della città di Varese viene ormai percepito, sia dai residenti sia da chi arriva da fuori, come una vera e propria terra di nessuno: un’area priva di controllo e attenzione, dove la sicurezza è venuto meno e si può fare impunemente quasi tutto. Il presidio capillare del territorio dovrebbe essere garantito dal Comune con interventi mirati, ma la Polizia locale è, nei fatti e nei risultati, inesistente, non per demerito degli agenti, bensì a causa di organici ridotti all’osso e di dotazioni insufficienti. La responsabilità politica di questa situazione è evidente e ricade direttamente sul sindaco Galimberti: questi sono i risultati di oltre un decennio di governo della sua giunta. Ogni qual volta si affronta il tema, l'assessore Catalano ribadisce che, a suo avviso, è solo un problema di percezione; inoltre, per anni la maggioranza di sinistra ha sistematicamente bocciato provvedimenti per migliorare la sicurezza di Varese. A ciò si aggiunge una preoccupante raffica di furti nelle abitazioni che sta colpendo ogni quartiere della città e non sembra fermarsi, con residenti costantemente allarmati e lasciati soli in balia dei malviventi. In passato si è parlato a lungo della figura del vigile di quartiere, ma anche su questo fronte le promesse sono rimaste lettera morta e i cittadini continuano a sentirsi abbandonati. Per individuare soluzioni concrete, la Lega Varese proporrà l’istituzione di un tavolo per la sicurezza allargato, che coinvolga le associazioni dei commercianti, i cittadini e anche le forze di opposizione. Non è più accettabile che problemi seri e quotidiani vengano sistematicamente minimizzati dall’amministrazione comunale, impedendo di affrontare con decisione le criticità legate alla sicurezza, ai furti nelle abitazioni e al degrado che interessa troppe zone della città. Auspichiamo un cambio di passo: da subito, la sicurezza dei varesini deve diventare una priorità assoluta».
LEGA GIOVANI: «CONSEGUENZE DI ANNI DI PERMISSIVISMO»
«Negli ultimi mesi si stanno moltiplicando, anche nella città di Varese, episodi di degrado urbano, illegalità diffusa e comportamenti apertamente ostili alle regole dello Stato. Fenomeni che vengono spesso ricondotti alla cosiddetta “cultura maranza”, caratterizzata dall’ostentazione dell’illegalità, dal disprezzo per le istituzioni e da una visione distorta del vivere civile. Mentre una certa narrazione continua a parlare di “nuove generazioni” e di cambiamenti culturali, la realtà che emerge dalle strade e dalle piazze è ben diversa: assembramenti incontrollati, disturbo della quiete pubblica, episodi di microcriminalità, spaccio, aggressioni e una crescente sfida all’autorità e alle forze dell’ordine – dichiarano Matteo Mauri, coordinatore della Lega Giovani Lombardia, Carlotta Bozzolo, coordinatrice provinciale della Lega Giovani Varese, e Silvia Tarantola, coordinatrice cittadina –. Una situazione che incide direttamente sulla sicurezza percepita e reale dei cittadini e che non può più essere minimizzata o giustificata. Non si tratta di disagio giovanile né di forme di ribellione sociale, ma delle conseguenze di anni di permissivismo, di assenza di regole chiare e applicate, di politiche di immigrazione prive di controllo e di una mancata integrazione fondata su diritti e doveri. Un approccio ideologico che ha finito per indebolire l’autorità dello Stato e penalizzare chi rispetta le leggi, lavora e contribuisce onestamente alla comunità. Una società civile non può tollerare chi rifiuta sistematicamente le regole della convivenza. Il rispetto delle leggi è il presupposto minimo per far parte di una comunità. Chi delinque e sceglie la violenza si pone volontariamente fuori dal perimetro della legalità. È necessario intervenire con decisione, restituendo centralità al principio di legalità, alla sicurezza urbana e alla tutela dei cittadini. Per questo riteniamo indispensabile prevedere misure di remigrazione per chi si rende responsabile di reati e non ha titolo per permanere sul territorio nazionale».
L’articolo completo sulla Prealpina di venerdì 23 gennaio in edicola e disponibile anche in edizione digitale.
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