LE OPINIONI
Forse i rapper hanno qualcosa da insegnare
Il testo di un brano di Rancore sul Luddismo, “Arakno 2100”, entra nei libri di storia
È ormai alle spalle l'apoteosi di musica e parole che è il Festival di Sanremo. Ha vinto Sal da Vinci, espressione di una tradizione canora smaccata, ma i grandi protagonisti della kermesse sono stati sempre più rapper e trapper che popolano gli ascolti delle nuove generazioni. Nomi noti? A noi rockettari praticamente nessuno e forse non riusciremo mai a superare questo scoglio ma da tempo stiamo cercando di capire se siamo solo degli snob e se in questo movimento c'è qualcosa che vale davvero.
La narrazione attorno a questi generi musicali è quella che illustra ragazzacci tatuati che parlano solo di pistolettate o che lanciano talvolta persino messaggi poco edificanti nei rapporti con le loro fidanzate. Poi però ci ha colpito una notizia, ovvero il fatto che un brano di uno di questi musicisti è finito addirittura in un libro di storia che fa parte dei programmi ministeriali. Il caso è quello di “Arakno 2100”, scritta nel 2022 dal rapper Rancore, al secolo Tarek Iurcich, romano di madre egiziana e padre istriano: alcuni passaggi di questa canzone sono stati inseriti nel testo denominato “Generazioni” che viene studiato nei licei dai nostri ragazzi. Il motivo è il fatto che questa canzone parla di un fenomeno ormai velato dalla polvere dei secoli chiamato Luddismo che si diffuse alla fine del XVIII secolo in piena Rivoluzione industriale: leggenda narra che nel 1779 un giovane operaio di nome Ned Ludd distrusse il telaio sul quale lavorava in opposizione all'introduzione della tecnologia, divenendo il simbolo delle proteste operaie dei decenni successivi. Ma che ci fa il Luddismo dentro una canzone di un rapper degli anni 2020? Il brano è ambientato nel “2100” del titolo, un futuro non troppo lontano che Rancore definisce “un mondo spento ormai di persone connesse - un ragno, una tarantola nera che tesse fili di strane frequenze - intorno a quelle umane coscienze - creando delle galere di hertz”. Non è difficile intuire che quello del musicista romano sia già il mondo di oggi nel quale, spiega Rancore, è necessario cercare di trovare un modo per spezzare quella rete, non solo informatica, che anestetizza le menti creando un mondo di schiavi. E a provare a farlo è Arakno, eroe digitale che rappresenta tutti i rivoluzionari. È a questo punto che Rancore compie un salto nel passato, parlando di un'altra rete, una tela tessuta da “una nuova classe operaia in un mondo di industrie” definite “primo campo di concentramento” e poi “uomini schiavi di macchine tessili” fino a quando “un uomo mai visto, un nome e un cognome - fu spettro di un movimento detto Luddismo - ed erano a raffiche, piani precisi da gruppi divisi di operai - entravano dentro le fabbriche in giorni precisi bruciando i telai”.
C'è chi si indignerà per lesa maestà nel vedere mescolato sacro e profano, specie sui libri che studiano i nostri ragazzi ma la verità è che Rancore, magari in modo inconsapevole, compie un vero servizio didattico cruciale perché opera un lavoro di cesura fra epoche e contesti che è proprio quello che dovrebbe fare l'insegnamento della storia. Banalmente anche solo per zittire i trogloditi che affermano: “cosa mi interessa di sapere cosa fecero quattro operai 250 anni fa”.
© Riproduzione Riservata


