L’INCENDIO
Fuoco nel bosco: salvi l’eremita e 14 cani
Forse un cortocircuito all'origine del rogo a Sant'Ambrogio
Non è un eremita per scelta, ma per amore. Stefano Castagnetti, fondatore dell’associazione Occhi Struggenti, da quattro mesi vive in una tenda, in un terreno privato di via del Casluncio, perché è l’unico modo per non separarsi dai suoi 14 cani. Nemmeno un recente intervento chirurgico, dal quale è ancora in convalescenza, o l’incendio che ieri mattina ha divorato una tenda e un gazebo e alcuni mobili, sono riusciti a fermarlo: «Io vado avanti», ripete come un mantra tra gli alberi. La sua non è solo una scelta di vita, ma una promessa di fedeltà assoluta: resta nel bosco per non tradire il suo “branco“, per evitare a quegli animali di finire i loro giorni in canile.
L’ultima disavventura
Erano circa le 9 di ieri quando uno scoppio improvviso ha squarciato la quiete della zona, seguito da una colonna di fumo. Forse un cortocircuito elettrico - nonostante l’impianto fosse regolare - ha trasformato in cenere parte del suo quartier generale. Sono stati momenti concitati, con l’intervento dei vigili del fuoco per domare le fiamme.
I cani sono tutti salvi, ma l’incendio ha richiesto tanto lavoro di pulizia. Eppure, tra i resti anneriti, è sbocciata ancora la solidarietà: volontari e sconosciuti, commossi dal racconto di Stefano su Facebook, sono arrivati per portare coperte, lenzuola, cibo e cucce.
La sfida di Stefano è anche contro la burocrazia. Il Comune preme per lo sgombero, ma lui oppone un contratto d’affitto e un ricorso al Tar: «Viviamo nelle tende, non sono edifici stabili. Ho un contratto di 5 anni di affitto per il terreno e non me ne vado».
Prima di approdare nel bosco, Stefano viveva in affitto in una villa sul lago di Varese, lasciata lo scorso ottobre su richiesta del proprietario. Gli era stata offerta una via d’uscita: liberare la casa in fretta in cambio di una sistemazione per i cani tramite alcune associazioni. La risposta è stata un “no” categorico.
I suoi amici a quattro zampe sono la sua famiglia. Compagni di vita vecchi, spesso storpi, segnati dal tempo; quegli “invisibili” che dietro le sbarre di un canile nessuno degnerebbe di uno sguardo. «Non finiranno in gabbia», dice Stefano con fermezza. «Piuttosto vivo con loro in una tenda. Non è così spiacevole come si pensa: qui, nella natura, trovo tutto ciò di cui ho bisogno».
La speranza resta
L’imperativo è non perdersi d’animo. Stefano ha già ordinato una nuova tenda gonfiabile che arriverà martedì (per chi volesse contribuire, è attiva la raccolta fondi su GoFundMe “Tra qualche mese siamo per strada”). Fino ad allora, dormirà in una semplice tenda da campeggio, con i suoi 14 amici a fargli calore e compagnia. Perché anche Varese, in fondo, ha la sua “famiglia nel bosco”: una comunità fatta di tante code che sanno scodinzolare forte, anche quando tutto si fa difficile.
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