GIUSTIZIA E POLITICA
Gorrasi, la chiamata mai ricevuta e i risarcimenti
Dopo l’assoluzione in appello, la stoccata al segretario provinciale di Forza Italia, Longhini: «Mi sarei aspettato una sua chiamata»
Dopo la sentenza in appello che lo ha assolto anche da una vicenda di truffa all’UE in concorso tra gli altri con l’ex europarlamentare Comi, per Carmine Gorrasi è tempo di togliersi ben più di qualche sassolino. Gorrasi, la cui carriera politica fu stoppata dagli arresti domiciliari del 7 maggio 2019 nell’ambito dell’inchiesta Mensa dei Poveri sulla presunta tangentopoli sull’asse Gallarate-Milano (che al tirar delle somme non si è rivelata tale), non ha ancora deciso se rientrare in gioco e con quale casacca: «Ci devo pensare, ma se dovesse succedere non so se rientrerei in Forza Italia. Mi spiego meglio: mi sento ancora di Forza Italia, ma mi sarei aspettato una telefonata dall’attuale segretario provinciale Simone Longhini. Come hanno fatto, per altro, molti amici di Busto e di Gallarate. Invece, il segretario provinciale niente. Forse è in imbarazzo per il fatto che sta amministrando la Provincia di Varese con il PD e fa una finta opposizione sempre al PD in Comune a Varese? Se fossi stato il segretario provinciale al suo posto, state tranquilli che non sarebbe mai successo».
Il risarcimento per danno materiale e morale
In attesa che Gorrasi – di professione avvocato - decida se ridiscendere in campo politico o meno, il suo legale, l’avvocato Craveia, appare altrettanto battagliero: «Oltre a chiedere il risarcimento per gli 80 giorni di ingiusta detenzione, ma faremo una causa civile per ottenere un ulteriore risarcimento per danno materiale e morale. Gorrasi non ha potuto fare l’avvocato e il coordinatore provinciale di Forza Italia, nonché candidato al Parlamento. E vogliamo parlare di quei tanti che lo hanno tacciato di essere un delinquente?». «Poiché è stato sottoposto a una gogna mediatica, una volta che la sentenza di assoluzione sarà definitiva, sarà nostra premura chiedere il diritto all’oblio», ha aggiunto l’avvocato Craveia. «Se tu sei assolto, non è possibile che rimangano per sempre sul web le notizie degli arresti domiciliari, no?».
In attesa delle motivazioni
Infine, il difensore di Gorrasi attende di leggere le motivazioni per valutare eventuali iniziative nei confronti di pm e giudici, per altro suoi ex colleghi: «Mi chiedo come è possibile che sono state dichiarate utilizzabili le chat che riguardano l’onorevole Comi, nonostante fosse protetta da immunità, e anche come è stata giudicata attendibile la testimonianza dell’ex presidente di Accam Simona Bordonaro (che ha patteggiato a due anni) rispetto al presunto accordo di versare a Caianiello una parte dell’aumento del compenso attribuito all’addetto stampa di Comi. Hanno creduto al suo “ricordo indiretto” e non a Caianiello, Comi e al commercialista Vincenzo De Risi che invece hanno escluso l’accordo».
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