SUL PALCO
“Il malato immaginario” tra classico e moderno
La commedia di Molière con la regia del varesino Andrea Chiodi fa il tutto esaurito al Teatro Giuditta Pasta di Saronno
Riesce bene Andrea Chiodi con la sua regia a far dialogare classico e moderno. Con “Il malato immaginario” di Molière che, nell’adattamento di Angela Dematté, il regista varesino ha portato in scena giovedì 22 gennaio in una sala sold out del Teatro Giuditta Pasta di Saronno con presenti nel pubblico anche molti giovani. Chiodi mostra come un’opera di metà Seicento possa dialogare con la contemporaneità riuscendo a restare fedele al testo originale. Ma trasportando il tema di una fragilità e di una rabbia che sconfina in una sorta di patologia mentale in un ambiente che riporta alla contemporaneità.
Tindaro Granata, straordinario Argante, e Lucia Lavia, altrettanto immensa nel ruolo di Tonina, appaiono sul palco fin da subito in quello che sarà l’ambiente narrativo. Ma sono appena visibili dietro a una tenda trasparente e per i primi minuti lasciano il palco a una sorta di balletto di linea che ricorda il primo cabaret, con gli attori – il cast è davvero eccezionale – in guêpière, piume di struzzo e sottoveste. Un clima più vicino all’attualità dato anche dalla scena principale: un bagno più moderno, una vasca, un water, ma soprattutto un alto muro bianco che sembra rappresentare la chiusura nella sua presunta malattia di Argante e l’impossibilità di trovare una via di fuga. Ma in alto il lampadario ricorda uno stile settecentesco. E tra macchine da scrivere con cui Argante comunica con il dottor Fiore e cuffie da cui si ascolta musica, un pianoforte accompagna scene e movimenti su musiche azzeccate di Daniele D’Angelo. Come una sala di ritrovo. Forse perché quel dolore del malato immaginario non è solo immaginario. Non lo era per un Molière che non vedeva più riconosciuta la sua opera come avrebbe voluto. Non lo è oggi quando le aspettative del singolo si scontrano con quello che gli altri pensano o non pensano. Ed è un tema, o una stanza, in cui davvero ci si può ritrovare tutti, almeno una volta nella vita.
La recensione completa sulla Prealpina di venerdì 23 gennaio in edicola e disponibile anche in edizione digitale.
© Riproduzione Riservata


