IL FESTIVAL
La doppia inaugurazione di BAClassica
L’apertura della rassegna è stata affidata alla violinista Silvia Borghese, all’Orchestra Sinfonica del Conservatorio di Milano e al pianista Francesco Libetta
Fare le cose in grande, quando si parla di cultura, non è detto sia la scelta migliore rispetto a farle bene. In questo senso il festival “BAClassica” ha trovato una formula vincente, tanto che l’assessore alla Cultura e Identità del Comune di Busto Arsizio, Manuela Maffioli, l’ha definito «un fiore all’occhiello nella programmazione musicale della città». Lo conferma il successo della doppia inaugurazione di questa nona edizione, giovedì 5 marzo al teatro Sociale con l’Orchestra Sinfonica del Conservatorio di Milano e la violinista Silvia Borghese, e venerdì 6 marzo a villa Ottolini Tosi con il pianista Francesco Libetta.
SILVIA BORGHESE E L’ORCHESTRA SINFONICA DEL CONSERVATORIO DI MILANO
A 22 anni Silvia Borghese è un’interprete solida e con una bella e naturale musicalità, condizioni necessarie per affrontare il Concerto per violino in mi minore di Felix Mendelssohn, che eseguito solo con le dita e con la mente si riduce a una splendida e fredda porcellana musicale. Silvia Borghese, invece, ne ha restituito il fascino melodico, lottando anche contro i limiti dell’acustica del teatro Sociale, in un’esecuzione pulita, sia pure non particolarmente spumeggiante, tesa a metterne in luce la dolcezza e il calore. L’Orchestra Sinfonica del Conservatorio di Milano, guidata da un Alessandro Bombonati che non si è limitato a vestire i panni del bravo docente ma si è comportato da direttore vero, ha ben assecondato le intenzioni della solista: è un’ottima orchestra e a Busto Arsizio lo ha confermato in un’Ouverture dalla Gazza ladra rossiniana flessuosa e sorniona e, nella seconda parte, nelle Metamorfosi sinfoniche su temi di Carl Maria von Weber di Hindemith, le cui nervature ritmiche di acciaio erano sempre in evidenza e cui continui scambi tematici tra le sezioni dell’orchestra erano resi con un alto grado di definizione.
IL RECITAL DI FRANCESCO LIBETTA
D’altra natura è stato il recital di Francesco Libetta, pianista dal virtuosismo stellare ma appassionato di strumenti antichi, che per la prima volta si esibiva in pubblico sul clavicordo, destinato nel Settecento a un uso quasi esclusivamente privato. Il suo suono, infatti, attraverso la percussione di una corda per mezzo di una tangente metallica, è minuscolo, tanto che pur nel piccolo salone da concerto di villa Ottolini Tosi si è resa necessaria una leggera amplificazione, ma di grande varietà timbrica, il che consente di differenziare il piano e il forte e di ottenere un effetto di vibrato. Ecco Sonate di Galuppi e Scarlatti, piccoli pezzi di Bach, un paio di tempi di Sonate mozartiane e trascrizioni di pagine di Paisiello, eseguite con un aristocratico distacco emotivo e un minuzioso controllo del tocco, come solo può fare un gran signore della tastiera. Il festival continua fino al 14 marzo.
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