FEMMINICIDIO
«La gelosia è un mostro»
Dal carcere a Rete 4: il racconto di Tacchini
«Ho fatto una pazzia, ho ammazzato la mia ragazza». Sono le 5.06 della vigilia di Natale del 2016 e con questa confessione inizia la telefonata di Marco Tacchini ai carabinieri di Verbania. Una registrazione che è stata mandata in onda nell’ultima puntata di Quarto Grado, su Rete 4. Il “Viaggio nelle carceri” della trasmissione condotta da Gianluigi Nuzzi ha fatto tappa a Verbania per intervistare il quarantaduenne condannato (conrito abbreviato) a sedici anni di carcere per l’omicidio della compagna, Alessia Partesana, uccisa con 32 coltellate nella loro abitazione di Bee.
Nel lungo colloquio nella casa circondariale di via Castelli (da dove è stato poi trasferito nel carcere di Bollate), Tacchini racconta di quell’amore tossico e della gelosia che l’ha spinto a controllare ossessivamente e infine ad aggredire la madre di sua figlia. «Ho vergogna di ciò che ho fatto», ammette, senza cercare alcuna giustificazione: «Perché non c’è! La responsabilità è solo mia. Mi ci è voluto tanto tempo per capire che cosa mi è scattato».
Ma ora, sottolinea il suo avvocato Gabriele Pipicelli, «ha maturato il convincimento del forte disvalore della propria condotta e vuole trasmettere anche un messaggio».
«Tanti diranno “chemostro”, e hanno ragione - prosegue Tacchini - ma voglio cercare di essere di esempio, per evitare» che si ripetano altri femminicidi come quello del 24 dicembre 2016. E il suo messaggio è rivolto sia alle donne, sia agli uomini: alle prime consiglia di «non assecondare i propri compagni, anche se lo fanno per amore... è solamente un alimentare, perché ciò non basterà mai»; ai secondi di «pensare alla persona che avete accanto e lasciar perdere quel mostro che è la gelosia... ti devi fidare, basta, altrimenti lascia stare».
«Non sono i sedici anni di carcere a pesare, ma la coscienza», conclude Tacchini. «Non ho pensato a mia figlia, né alla famiglia di Alessia. Loro hanno la peggiore condanna, non io: loro hanno l’ergastolo».
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