DA SCOPRIRE
L’amore per l’arte del cardinale Scipione Caffarelli Borghese
Fu un mecenate visionario e collezionista instancabile. A Cuneo una selezione di capolavori di artisti ineguagliabili
Un giovanissimo ma già abile Gian Lorenzo Bernini (1598-1680) sarebbe l’autore, secondo gran parte degli studiosi (a partire dall’attribuzione di Roberto Longhi nel 1926), del celebre gruppo scultoreo all’antica della Capra Amaltea, dedicato alle vicende dell’infanzia di Giove. Il marmo, appartenente alla collezione Borghese dal 1615, sembrerebbe - in mancanza di documenti di pagamento - essere stato donato a Scipione Caffarelli Borghese (1577–1633) come saggio delle prodigiose capacità tecniche di Bernini e quindi non frutto di una committenza diretta del cardinale. Una specie di esame, insomma. La piccola scultura in marmo è tra le opere esposte presso il Complesso Monumentale di San Francesco a Cuneo, in occasione della mostra La Galleria Borghese. Da Raffaello a Bernini. Storia di una collezione, a cura di Francesca Cappelletti ed Ettore Giovanati. Attraverso una selezione di opere (raramente esposte al pubblico) della raccolta romana nata nel Seicento grazie alla lungimiranza del cardinal Borghese, l’esposizione racconta la nascita di una nuova idea di collezionismo: sistematico, visionario, capace di anticipare il gusto e le tendenze artistiche del tempo, tanto da fare di villa Borghese un “teatro delle meraviglie” dove sculture antiche e moderne si integravano con dipinti del Rinascimento e della pittura contemporanea, offrendo un’esperienza immersiva e dinamica. Come racconta la curatrice e direttrice di Galleria Borghese, Cappelletti, «Scipione Borghese è stato il primo grande collezionista con ambizioni europee, proponendo un concetto espositivo rivoluzionario: le opere non erano solo rare e belle individualmente, ma formavano un insieme organico pensato per stimolare la conversazione e accrescere il valore culturale della collezione. La nostra mostra non presenta solo capolavori, ma racconta questa storia fondamentale di committenza, un vero e proprio ‘microcosmo’ di bellezza e complessità. Portare questa storia fuori dal museo è essenziale per attivare la conoscenza e la riflessione su come il nostro patrimonio culturale si sia formato a partire dall’esperienza del collezionismo privato dal Rinascimento in poi». Nella affascinante cornice dell’antico complesso monastico di San Francesco, spiccano, tra gli altri, il Ritratto di frate domenicano, espressione dello stile più tardo di Tiziano, Autunno e Primavera di Jacopo Bassano, un Ritratto di uomo attribuito a Raffaello e il Sonno di Gesù di Lavinia Fontana, tra le prime artiste a ricevere commissioni pubbliche da parte di mecenati come papa Paolo V e il nipote Scipione Borghese. Da osservare con attenzione Danza Campestre di Guido Reni, che dimostra la consuetudine - in passato pressoché ignorata – dell’artista bolognese con il paesaggio animato da figure, a cui si aggiungono due mosche a trompe l’oeil, dipinte sulla tela a grandezza naturale. Scherzo o monito a non lasciarsi andare troppo ai piaceri della vita?
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