LA PROTESTA
Coltivatori in presidio al Pirellone, presente Coldiretti Varese
Migliaia di agricoltori e allevatori si sono radunati a Milano. Tra le richieste alle istituzioni la lotta alla burocrazia e alle politiche sleali
Coltivatori e allevatori da tutta la Lombardia in presidio a Milano. Si sono radunati in migliaia sotto al Pirellone, oggi, martedì 10 marzo, per suggerire alle istituzioni le priorità di intervento per salvare il settore primario. Tra le istanze hanno ribadito la lotta alla burocrazia e alle politiche sleali, il sostegno alle filiere in crisi, la valorizzazione del cibo locale, il controllo della fauna selvatica e la difesa della terra fertile. Presente anche la delegazione di Varese. Anche i giovani di Coldiretti si sono attivati con un flash mob: sulla scacchiera allestita in piazza con le minacce all’agricoltura, hanno depositato simbolicamente i prodotti di campi e stalle insieme agli attrezzi del lavoro in cascina, ormai quotidianamente a rischio di sopravvivenza.
LE VOCI VARESINE
Centinaia gli agricoltori varesini scesi in piazza per dar voce alle difficoltà del settore primario sul territorio. A guidare la delegazione varesina il presidente di Coldiretti Varese Pietro Luca Colombo che ha sottolineato l’importanza della manifestazione «perché gli agricoltori chiedono risposte concrete». Colombo ha poi detto: «Servono meno burocrazia, più tutela del reddito agricolo e regole chiare per contrastare la concorrenza sleale dei prodotti importati dall’estero che non rispettano gli stessi standard richiesti alle nostre imprese». Presente anche il direttore di Coldiretti Varese Rodolfo Mazzucotelli, che ha detto: «È fondamentale che le istituzioni ascoltino le istanze che arrivano dal mondo agricolo. Servono interventi concreti per sostenere le filiere in difficoltà, garantire una gestione efficace della fauna selvatica e valorizzare il lavoro delle aziende agricole che rappresentano un presidio essenziale per il territori».
GLI EFFETTI DELLA GUERRA SUL PRIMARIO
«La mobilitazione di oggi – ha concluso il presidente di Coldiretti Varese – arriva in un momento particolarmente delicato per il settore. La crisi mediorientale, oltre a rappresentare un dramma umano, porta con sé il rischio di un nuovo shock energetico che potrebbe avere ripercussioni pesanti sui costi di produzione delle aziende agricole». Il conflitto tra Usa, Israele e Iran minaccia infatti di replicare quanto accaduto con la guerra in Ucraina, con il balzo alle stelle dei principali fattori di produzione. I primi effetti della nuova guerra in Medio Oriente si vedono già nel repentino aumento del prezzo del gasolio agricolo, proprio alla ripresa dei lavori nelle campagne. Una situazione che ha spinto Coldiretti a presentare a livello nazionale un esposto in Procura con la richiesta di accertare eventuali responsabilità su possibili manovre speculative.
LA CONCORRENZA EUROPEA
La difficile congiuntura internazionale rischia di dare il colpo di grazia alle imprese agricole già colpite dalla concorrenza sleale delle importazioni selvagge dall’estero, con prodotti di bassa qualità coltivati con sostanze vietate in Europa e che rischiano anche di essere italianizzati grazie a una minima lavorazione sfruttando l’attuale normativa comunitaria. Per questo tra le priorità di intervento indicate dagli agricoltori c’è la richiesta di abolire la regola dell’origine del codice doganale che, con il “trucco” dell’ultima trasformazione, rende made in Italy un prodotto straniero. Accanto a questo è importante promuovere e valorizzare il cibo locale anche all’interno delle mense scolastiche e ospedaliere.
LE ISTANZE DEGLI AGRICOLTORI
Tra le istanze avanzate dagli agricoltori anche la creazione di un fondo regionale per le filiere in crisi e la richiesta di garanzia dei ristori sui danni indiretti dovuti alle emergenze, come quella della Peste Suina Africana o dell’aviaria. E poi la domanda di rafforzare le polizze assicurative agevolate per gli effetti di eventi meteo estremi. Una corretta gestione degli animali selvatici che devastano pascoli e distruggono raccolti è un aspetto che secondo Coldiretti «non è più rimandabile». Infine, la difesa della terra fertile con un argine al consumo di suolo.
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