IL LIBRO
Nella Memoria dell’Olocausto anche gli Internati Militari Italiani
Quelli che dissero no al nazifascismo. La storia degli IMI in vista della Giornata della Memoria del 27 gennaio. In edicola con La Prealpina
Martedì si celebra il Giorno della Memoria. È la 26esima volta per l’Italia, che l’ha istituita con la legge n. 211 del 20 luglio 2000, cinque anni prima della risoluzione delle Nazioni Unite che l’ha fatta diventare una ricorrenza internazionale. La data del 27 gennaio (1945) è simbolicamente legata alla liberazione, ad opera dell’Armata Rossa, del campo di concentramento di Auschwitz ed è forse per questo che è più comune associare il Giorno della Memoria al ricordo dello sterminio del popolo ebraico. Ma furono anche altre le vittime della follia nazifascista, tra queste gli Internati Militari Italiani.
A loro è dedicato il libro “Internati Militari Italiani. Una scelta antifascista” con il quale Silvia Pascale e Orlando Materassi ricostruiscono l’odissea di giovani e uomini che scelsero il lager pur di dire “no” al nazifascismo ripercorrendo una pagina di storia ancora poco conosciuta, che non compare nei libri di testo scolastici, e su cui è calato il silenzio per moltissimi anni.
Gli IMI rappresentano la prima forma di Resistenza, decisiva per le sorti del Paese: i militari catturati dai tedeschi dopo l’8 settembre 1943 rifiutarono l’onta di servire sotto la bandiera della Repubblica di Salò e dell’esercito occupante e preferirono l’internamento nei campi di prigionia nazisti. Furono 650mila: un numero imponente che fa riflettere sulla decisa prevalenza del senso di onor di Patria rispetto al fascismo fra gli appartenenti alle forze armate. Quasi 50mila di questi morirono nei lager in Germania, di stenti, di malattie o per le violenze subite. Il “no” è stato pronunciato da militari di ogni grado, arma e categoria, appartenenti a reparti diversi, catturati in territori e circostanze diversi, ristretti in lager diversi, senza punti di riferimento, senza suggestioni o imposizioni gerarchiche; cittadini indigenti, benestanti, braccianti, contadini, impiegati, professionisti, intellettuali, analfabeti, cittadini del Nord, del Centro, del Sud, delle Isole.
Il libro – corredato da ritagli di giornale, documenti, mappe, fotografie d’epoca – è centrato sulle memorie di Giacinto Tonellotto – uno dei sopravvissuti – arrivate fino a noi grazie a due diari di guerra: uno è parziale, dal 1° aprile 1941 al 18 maggio 1941, scritto su un piccolo quaderno di scuola a righe; l’altro è un piccolo blocco di carta bianca scritto a matita iniziato l’11 settembre 1943, quando iniziò la deportazione, e terminato il 29 aprile 1945, con il rientro in Italia.
Tonellotto nacque nel Trevigiano, a Volpago del Montello, il 14 agosto 1915. Nel 1937 svolse il consueto servizio di leva e, un anno dopo, nel maggio del 1938, venne chiamato alle armi nel 55esimo Reggimento Marche, che aveva sede a Treviso. Dopo aver frequentato l’addestramento per ufficiali, nel 1939 si trovò a Cherasco, in provincia di Udine, presso il Battaglione Divisionale Mortai; poi venne dislocato a Potenza e a Bari per operazioni di controllo delle coste e successivamente, il 6 aprile 1941, venne imbarcato per Durazzo, dove parteciperà alla cosiddetta Guerra d’Aprile, l’invasione della Jugoslavia. Venne catturato il 9 settembre 1943 e dopo un breve periodo in campo di concentramento in Bosnia, fu deportato in Germania.
Il libro “Internati Militari Italiani. Una scelta antifascista” (Editoriale Programma, 104 pagine) sarà in edicola con La Prealpina a partire da domani a 7,90 euro in aggiunta al prezzo del quotidiano.
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