LA GRANDE MAESTRA
Il cuore giallo di Agatha Christie
Cinquant’anni senza la scrittrice che creò Poirot e Miss Marple
Il 12 gennaio 1976 moriva la “regina del giallo”: Agatha Christie. «Una grande maestra – sottolinea la scrittrice Lodovica Cima, esperta del genere e una degli editori della casa editrice milanese Pelledoca, specializzata proprio sui racconti legati al giallo e al mistero -, che gioca sulla logica, sugli enigmi. I suoi libri possono essere visti come un gioco da risolvere attraverso il metodo deduttivo». E tra i suoi sessantasei romanzi e oltre centocinquanta racconti, due “detective” per eccellenza, e così diversi tra loro, ne attraversano la parte più cospicua: «Hercule Poirot, che è il massimo del rigore, e Miss Marple, che al contrario tiene un profilo basso, sembra dimessa, ma alla fine ricostruisce tutto, senza perdere nulla».
Romanzi e racconti scritti tutti con uno schema narrativo rigoroso, in cui però, prosegue Lodovica Cima, la Christie ha messo diverse esperienze, non solo per quanto riguarda i luoghi, ma anche, avendo lavorato durante la guerra come crocerossina e in farmacia, la sua conoscenza «legata al dosaggio delle sostanze chimiche e dei veleni, arma che lei utilizza spesso nei suoi romanzi».
Una donna eccentrica, Agatha Christie e non solo per essere stata una pioniera del surf che praticò in Australia, ma anche per tanti aneddoti, uno dei quali è rimasto leggendario: la sua scomparsa, nel 1926, durata ben undici giorni, in cui sembrava aver messo in scena la sua morte, o un suo rapimento, e sulla quale ancora oggi esistono diverse teorie e supposizioni, dalla voglia di vendicarsi per il tradimento da parte del primo marito a un’amnesia, fino all’ipotesi di una grande trovata pubblicitaria di un’artista che ha saputo costruire bene il suo personaggio pubblico, anche concedendo pochissime interviste.
«Leggerla ancora oggi è leggere romanzi di buona qualità – conclude Lodovica Cima -, di cui il più originale, “Dieci piccoli indiani”, ha implicazioni etiche profonde: un giallo con riflessioni sulla crudeltà e sulla vendetta. La sua è una scrittura molto concreta, capace di arrivare a tutti, ma mai sciatta. Ha iniziato a scrivere da bambina, per una scommessa dopo una provocazione della sorella maggiore che le aveva detto che non avrebbe mai combinato niente. Da piccola stava molto con una vecchia balia e si inventava giochi, faceva parlare le sue bambole: in questo modo ha esplorato la sua immaginazione fin da piccola, sviluppando la voglia di raccontare storie».
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