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Matthias Stom, l’enigmatico seguace di Caravaggio
La mostra alla Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia indaga il percorso dell’artista attraverso il focus dei dipinti conservati in territorio lombardo
E’ l’artista del mistero, enigmatico fino dal nome: Mathias Stom, viene chiamato oggi, sulla base di rare firme autografe e di alcune citazioni documentarie, al posto di Stomer, in uso fino agli anni Ottanta del secolo scorso. Fiammingo, di cui non si conoscono tuttavia il luogo e la data di nascita (si ipotizza intorno al 1600) così come ignoti rimangono data e luogo della morte, che avvenne prima del 1645. Artista pochissimo noto al grande pubblico ma anche poco praticato dagli studiosi, nonostante un ampio corpus di oltre duecentocinquanta opere perlopiù realizzate in Italia. Opere, tra l’altro, di una bellezza magnetica, soprattutto per l’uso sapiente della luce, che sembra attingere al naturalismo caravaggesco da un lato e alla precisione lenticolare del mondo fiammingo. In questi mesi una bella mostra alla Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia, la prima mai organizzata in Italia e la seconda a livello mondiale, indaga il percorso dell’artista attraverso il focus dei dipinti conservati in territorio lombardo. Matthias Stom. Un caravaggesco nelle collezioni lombarde, a cura di Gianni Papi, presenta un itinerario artistico che riunisce tutte le dodici opere note di Stom attualmente presenti in Lombardia, di cui una, la monumentale pala con l’Assunzione della Vergine pala di Chiuduno (BG) rimane per motivi conservativi e logistici nella chiesa parrocchiale di Santa Maria Assunta che la custodisce. «Una mostra di studio, dunque, - afferma Papi - piccola ma significativa perché esplora un tema (la singolare presenza di opere del pittore in territorio lombardo) che già Longhi metteva in risalto nel 1943, ipotizzando un soggiorno – a questo punto non verificabile e chissà se mai avvenuto – nelle zone di Bergamo o Brescia». L’occasione è l’arrivo a Brescia in comodato di due dipinti finora inediti – la Negazione di san Pietro ed Esaù che vende la primogenitura a Giacobbe – provenienti da una collezione privata bresciana. All’Incredulità di san Tommaso, parte del percorso permanente della Pinacoteca bresciana sin dalla sua apertura nel 2018, si affiancano inoltre quattro opere provenienti da Bergamo, altrettante da collezione privata e una da Santa Maria Assunta a Soncino (CR). Il cuore della pittura di Stom è la luce: scene notturne rischiarate da candele, figure a grandezza naturale immerse in chiaroscuri drammatici, volti intensi e vulnerabili. Un uso della luce da regista, con fasci puntati come riflettori per rivelare volti, carni, vesti, gesti e sguardi, rughe profonde e segnanti quasi scolpisse le figure nel legno o le plasmasse nella terracotta. Pittore girovago, Stom opera prima nelle Fiandre e poi a Roma, dove elabora un linguaggio pittorico naturalistico pur restando legato alla poetica caravaggesca. Tra il 1635 e il 1638 è documentato a Napoli, poi, intorno al 1639, a Palermo, dove ottiene un clamoroso successo e realizza una straordinaria quantità di opere - forse l’apice della sua parabola - di grandi dimensioni – come non aveva mai fatto prima, fatta eccezione per la pala di Chiuduno. Infine è documentato a Venezia tra il 1643 e il 1645, dove però ogni traccia della sua attività si perde, lasciando brancolare nel buio (lo stesso dei suoi lavori) gli studiosi che stanno cercando di ricostruirne il catalogo.
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