TREND
Postare l’autenticità
Il paradosso della naturalezza artificiale e le emozioni impacchettate
Questa settimana i social network si sono svegliati con un nuovo mantra: “autenticità”. Tutti la cercano, nessuno sa dove trovarla, ma tutti la postano. Tra un filtro “naturale” e una luce studiata da direttori della fotografia, l’autenticità è diventata il trend più artificiale del momento. Su Instagram si moltiplicano i reel in cui si promette di mostrarsi “come si è”, rigorosamente dopo mezz’ora di preparazione e tre tentativi di ripresa. TikTok, dal canto suo, incorona l’ennesima challenge emotiva, dove piangere davanti alla fotocamera è ormai considerato un formato narrativo. X, ex Twitter, osserva tutto con sarcasmo, ricordandoci in 280 caratteri che anche l’autenticità può diventare marketing. Nel frattempo LinkedIn celebra il trionfo della vulnerabilità professionale, con post che iniziano sempre con “Non lo dico mai, ma…”. Seguono storie di fallimenti esemplari conclusi, ovviamente, con una promozione. Gli algoritmi applaudono, perché nulla coinvolge più di un’emozione ben impacchettata. Noi scorriamo, mettiamo like, salviamo, e ci chiediamo se anche la spontaneità abbia bisogno di un calendario editoriale. La settimana social ci racconta così un paradosso moderno: per distinguersi bisogna assomigliare a tutti gli altri.
Il 2026
si apre all’insegna
dei contenuti umani,
imperfetti e “grezzi”
in contrasto con la perfezione stucchevole dell’IA
Tra un filtro e una luce studiata, l’autenticità è diventata il trend più artificiale del momento
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