IL RIMEDIO
Siri non ce la fa. Ma per fortuna arriva Gemini
Svolta in casa Apple: accordo con Google per l’assistente vocale
Sono passati i tempi in cui Steve Jobs da Cupertino arringava le folle con il suo dolcevita d’ordinanza: un filo di barba a incorniciare il volto, occhialetti da nerd appoggiati sul naso aquilino, modi sicuri e sguardo fiero, sembrava il nuovo profeta della tecnologia. Tutto ciò che era marchiato Apple pareva infallibile e indistruttibile, destinato a durare nel tempo senza il minimo intoppo. Chi ha provato iPhone e compagnia sa bene che in effetti la qualità è elevata, ma i problemi comunque non mancano. A partire dall’assistente vocale. Quella “Siri” che viene evocata in svariati video ironici per la sua difficoltà di comprendonio: progettata per semplificare la vita, sostituendo i comandi della voce all’utilizzo delle dita, rischia di far saltare le coronarie per il nervoso. Ma ora qualcosa potrebbe finalmente cambiare. I giganti della tecnologia Apple e Google, storici rivali per i loro sistemi operativi, hanno annunciato una partnership pluriennale che vedrà le funzionalità di intelligenza artificiale di prossima generazione di Apple, incluso il chatbot Siri, appunto, alimentato dalla tecnologia Gemini di Google. La collaborazione segna un cambiamento significativo per Apple che tradizionalmente ha sviluppato internamente le sue tecnologie. L’accordo è arrivato nel giorno in cui Alphabet, la holding che comprende Google, ha superato i 4000 miliardi di valore. «Dopo un’attenta valutazione, Apple ha stabilito che la tecnologia IA di Google fornisce la base più efficace per gli Apple Foundation Models ed è entusiasta delle nuove esperienze innovative che sbloccherà per gli utenti Apple», hanno affermato le società in una dichiarazione congiunta diramata dall’Ansa. L’azienda co-fondata da Steve Jobs ha rallentato gli sforzi per implementare le funzionalità di IA nei suoi prodotti rispetto ai rivali Google, OpenAI e Microsoft e il mese scorso il capo del suo team di intelligenza artificiale si è dimesso. Nonostante la collaborazione con Google, Apple ha sottolineato che il suo sistema di intelligenza artificiale interno, Apple Intelligence, verrà utilizzato per alimentare i suoi iPhone e iPad a livello di soli dispositivi, mantenendo quelli che ha descritto come «standard di privacy leader del settore». Insomma, l’orgoglio della “mela morsicata” sembra ferito, ma la svolta potrebbe andare a beneficio di tutti gli utenti. E Siri, forse, smetterà di essere insultata ogni giorno.
© Riproduzione Riservata


