LE OPINIONI
«Pronto, chi è che rompe?». Perseguitati
Dalla palestra all’ora dei pasti. Le telefonate sconosciute, indesidereate o truffa ci colgono in ogni momento della giornata
Spogliatoio della palestra, mezzogiorno. Un uomo, stremato dagli esercizi, sbotta all’improvviso. «Ma basta non se può più». Aveva appena ricevuto una chiamata sul cellulare alla quale non ha risposto, chiudendo di netto. Nervi tesi? No, sfinimento da telefonate sconosciute, indesiderate o truffa. Lo spiega, quasi a giustificare quello sfogo ad alta voce. E scatta una spontanea e accorata solidarietà. Capita ormai a tutti. Quante telefonate dall’estero o da città italiane nelle quali non abbiamo utenti noti ci piovono addosso ogni giorno? Un diluvio. Si stima, in media, dalle tre alle otto.
Il sospetto è che siano numeri di malandrini che vogliono prosciugare il credito alla risposta o di call center non autorizzati che per sfuggire alla normativa del garante della privacy fanno apparire sul display cifre alterate. In ogni caso, una scocciatura. Non se ne può più. Anche perché questi importunatori di professione non conoscono orari. Anzi, sapendo che a pranzo e cena si è rilassati, eccoli fare incursione tra un primo e un secondo. E questo crea malintesi. Cena in piacevole compagnia, arrivano due, tre, quattro chiamate. Ci si sente in dovere di fornire una giustificazione: «Scusa sono le sanguisughe o i call center con la maschera».
Il garante ha approntato una nuova normativa, come detto. Ma fatta la legge trovato l’inganno. Telefonate da oltre confine – Regno Unito, Francia, Spagna, Danimarca (chi chiama la Sirenetta?) – o da misteriosi utenti italiani. A salvaguardia del sistema nervoso, urge un rimedio. Lasciateci mangiare in pace.
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