L’INTERVISTA
Rientro in Forza Italia: «Parliamone»
Ora che il ciclone Mensa Poveri è passato, che si fa?
La sentenza d’appello di Mensa dei Poveri con tutto il suo portato di assoluzioni sembra aver riabilitato pezzi della classe dirigente di Forza Italia provinciale, regionale e nazionale travolta dalla maxi inchiesta condotta, tra gli altri, dall’allora pm della Direzione Distrettuale della Procura di Milano Luigi Furno e dalla scia di arresti della primavera e dell’autunno del 2019. Per Pietro Tatarella, Fabio Altitonante, Diego Sozzani, Lara Comi e Carmine Gorrasi questa travagliata vicenda giudiziaria ha significato anni di sofferenze personali, danni pesanti sul piano reputazionale e l’interruzione forzata di un percorso politico.
Garantista sempre
Come ha vissuto questa sentenza, per certi versi riparatoria, la nuova Forza Italia? Abbiamo girato la domanda a Simone Longhini, una vita da azzurro (entrò in Forza Italia vent’anni fa), e da due anni segretario provinciale. «Che ne penso delle assoluzioni della Corte d’Appello? Per prima cosa mi preme dire che la nostra comunità non può che essere felice delle assoluzioni coinvolte. Per loro e per i rispettivi familiari. Poi, ribadisco quello che è sempre stato un nostro principio inderogabile: Forza Italia era e resta un partito garantista. Garantista non solo verso gli amici e i compagni di partito, ma anche verso gli avversari, perché noi crediamo fermamente nella presunzione di innocenza».
Gelmini declina
Tuttavia, Mariastella Gelmini, all’epoca coordinatrice regionale del partito, disse che «Forza Italia è sì garantista, ma allo stesso tempo inflessibile con chi sbaglia» e, allo scopo, nominò un commissario provinciale al posto del coordinatore Gorrasi, l’allora senatore Giacomo Caliendo, che arrivato a Varese usò parole al vetriolo per Nino Caianiello & C., mollando la classe politica di allora al suo destino. Precisato che la senatrice Gelmini, ora senatrice nelle fila di Noi Moderati, ha declinato la richiesta di intervista, che ne pensa Longhini a riguardo? «Guardi, a quei tempi io non rivestivo nessun ruolo di vertici nel partito. E la decisione di commissariare fu presa dai vertici regionale…».
Ruolo centrale
Carmine Gorrasi, che ha ricoperto - sebbene per pochi giorni - lo sesso incarico che ha ora Longhini, ha detto di non riconoscersi nel partito attuale. Un partito che avrebbe a suo dire un ruolo subalterno, anche nei confronti del centrosinistra. «Non sono d’accordo, al contrario penso che Forza Italia abbia un ruolo centrale in provincia, in tante amministrazioni locali e in Regione. È da due anni che sono segretario provinciale, eletto democraticamente in un congresso, e posso dire che il partito è cresciuto parecchio. Si sono riavvicinate molte persone che si erano allontanate e sono entrate in Forza Italia tantissime persone che non avevano mai fatto politica o lo aveva fatta solo nell’ambito di un contesto civico. A livello di provincia di Varese, nell’ultimo biennio Forza Italia è passata da uno a ben tredici sindaci; dal 6% delle elezioni Regionali al 10% delle Europee; da due a tre consiglieri provinciali, dove brilliamo per impegno, responsabilità e passione politica».
Oltre Caianiello
E se Comi, Gorrasi e gli altri reduci volessero tornare a fare politica con voi? «Forza Italia è una forza politica garantista, aperta e inclusiva. Spetta a loro decidere cosa fare. Per il resto, se ci fosse la richiesta da parte loro, non potrei che risponde in un modo soltanto: “Parliamone”». Ma la Forza Italia di Caianiello era davvero un “verminaio”, come l’aveva definita il senatore Caliendo? Una sorta di “male assoluto”? «Guardiamo oltre. Anzi avanti. Per esempio, ora dobbiamo dare tutto per l’ultimo miglio della campagna referendaria sulla riforma della magistratura che vede il nostro partito schierato per il sì. A questo proposito, ne approfitto per segnalare che il 13 febbraio organizzeremo un convegno in Provincia sulle ragioni del “sì”».
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