IL DIBATTITO
Sì e No a confronto: il referendum visto da Varese
Nella sede dell’Anc di Varese il primo incontro sulla riforma della giustizia e sul voto in programma in primavera
Sala gremita, pubblico numeroso e molte persone rimaste in piedi fino alla fine, giovedì sera – 22 gennaio – nella sede dell’Associazione nazionale carabinieri in congedo di Varese: è da qui che passa il segnale politico più chiaro del primo confronto varesino sulla riforma della giustizia e sul referendum primaverile dedicato alla separazione delle carriere, il tema ha smesso di essere astratto per trasformarsi in un dibattito vero, primo di una serie di incontri che, sul tema, si terranno sul territorio varesino.
L’INCONTRO
A coordinare i lavori il direttore di Rete55 Matteo Inzaghi, che ha dato ritmo e ordine a un confronto serrato, tecnico ma comprensibile, tra posizioni profondamente diverse. Da un lato il fronte del “Sì“, rappresentato dall’avvocato Luca Marsico e dal deputato Andrea Pellicini, dall’altro quello del “No”, con l’avvocato Fabio Ambrosetti e il sostituto procuratore di Busto Arsizio Massimo De Filippo, presidente dell’Anm locale e membro del coordinamento per il No.
IL FRONTE DEL “SÌ”
Pellicini ha inquadrato la riforma come il completamento di un percorso avviato negli anni Novanta con il passaggio al sistema accusatorio, sottolineando come la distinzione oggi esistente tra funzioni non coincida con una reale separazione delle carriere. Secondo il deputato, due concorsi distinti e organi di autogoverno separati rafforzerebbero la terzietà del giudice e la fiducia dei cittadini nel sistema. Sulla stessa linea Marsico, che ha richiamato l’attenzione sul piano delle garanzie: l’obiettivo, ha spiegato, è evitare qualsiasi forma di cointeressenza tra chi accusa e chi giudica, rendendo più chiaro e trasparente il ruolo di ciascuno.
IL FRONTE DEL “NO”
Di segno opposto le argomentazioni del fronte del No. Ambrosetti ha messo in dubbio l’utilità concreta della riforma, osservando come non intervenga sui problemi più avvertiti dai cittadini, a partire dalla durata dei processi e dall’efficienza complessiva della giustizia. Più articolata la posizione di De Filippo, che ha richiamato i rischi sul piano costituzionale, soffermandosi sull’aumento degli organi di autogoverno, dei costi e delle possibili tensioni istituzionali, oltre al tema dell’indipendenza della magistratura e dell’equilibrio tra i poteri dello Stato.
VERSO IL REFERENDUM
A fare gli onori di casa il presidente dell’Anc Roberto Leonardi, che ha sottolineato il valore simbolico di un confronto sulla giustizia ospitato in una sede che rappresenta lo Stato. Un esordio partecipato, che ha trasformato il primo appuntamento varesino sul referendum in un banco di prova politico vero, misurato anche dall’attenzione di una sala rimasta piena fino all’ultimo.
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