SICUREZZA
Siap: «Quella di Lonate non è una morte bianca»
Il segretario generale provinciale del sindacato, Giuseppe Tedesco, invita a contenere i commenti che raccontano il crimine come attività ordinaria
«Non è possibile annoverare il decesso del ladro come morte bianca sul lavoro. Sdoganare il furto in appartamento è un oltraggio». Sono alcuni dei passaggi con cui il Siap si è espresso contro alcuni commenti a margine della tragedia di Lonate Pozzolo. Riceviamo e pubblichiamo il comunicato del Sindacato italiano appartenenti polizia firmato dal segretario generale della provincia di Varese Giuseppe Tedesco.
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I fatti accaduti a Lonate Pozzolo rappresentano una tragedia che segna profondamente la comunità e impone una riflessione seria, responsabile, lontana da ogni semplificazione emotiva.
Il SIAP esprime solidarietà e vicinanza alla famiglia coinvolta e a tutta la comunità di Lonate Pozzolo, colpita da un evento che nessuno avrebbe mai dovuto vivere.
Nelle ore successive, tuttavia, sono state diffuse alcune dichiarazioni, provenienti dai parenti delle vittime, che, pur comprendendo il loro dolore, sono abnormi e non possono essere ignorate.
Non è possibile annoverare il decesso del ladro tra le morti bianche sul lavoro: non è accettabile, sia per il rispetto dovuto agli oltre mille lavoratori caduti come “vittime sul lavoro”, sia per il silenzioso cordoglio che va agli appartenenti alle forze dell’ordine morti in servizio, le cosiddette “vittime del dovere”, sia per non beffare il portato costituzionale degli articoli 4 e 35 della nostra Carta Fondamentale.
Sdoganare il furto in appartamento, condito da aggressioni fisiche a chi capitasse malauguratamente in casa, è un oltraggio: dal mero passaggio linguistico, al diritto alla pensione di reversibilità per il superstite di un rapinatore morto in itinere, il passaggio potrebbe essere breve.
Dirlo con chiarezza non è polemica, ma dovere civile: quando il crimine viene raccontato come attività ordinaria e la violazione della casa altrui come un “mestiere”, il confine tra giusto e sbagliato risulta gravemente compromesso.
E senza quel confine, nessuna comunità può sentirsi davvero al sicuro.
Chi si difende nella propria abitazione non invoca giustizia privata: sopravvive!
Chi perde la vita non può essere ridotto a una narrazione distorta.
Ma uno Stato degno di questo nome non può tollerare che l’illegalità venga normalizzata e la legalità relativizzata.
La sicurezza non si costruisce militarizzando i territori dopo i fatti.
Si costruisce prima, con prevenzione mirata, attività investigativa efficace, controllo costante dei soggetti abitualmente segnalati e con ciò che troppo spesso resta solo un principio astratto: la certezza della pena.
Quando lo Stato arriva tardi, qualcuno resta solo davanti alla paura.
E questo non deve accadere.
Il SIAP continuerà a chiedere risposte strutturali, concrete e responsabili, nell’interesse dei cittadini, degli operatori di polizia e delle comunità che meritano sicurezza reale, non emergenze permanenti.
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