L’INCONTRO
«Un nuovo decreto sicurezza non è la strada giusta»
L’ex capo della Polizia Franco Gabrielli a Gallarate per il Tour regionale organizzato dal Partito democratico della Lombardia
«Credo che ci sia una sorta di autorevole certificazione della nostra presidente del Consiglio quando, all’esito di non so quanti decreti sicurezza, durante la conferenza stampa di inizio anno ha detto, con grande onestà intellettuale, che i risultati erano insufficienti. Quindi io mi augurerei che si prendesse coscienza che questa non è la strada per frenare la preoccupazione dei cittadini per un verso e la commissione dei reati dall’altro». Così Franco Gabrielli, già capo della Polizia di Stato, intervenuto nella serata di giovedì 22 gennaio a Gallarate durante il primo incontro del 2026 del Tour regionale sulla sicurezza urbana promosso e coordinato dal Partito Democratico della Lombardia.
IL “FENOMENO” DEI COLTELLI
Gabrielli è quindi intervenuto sul tema dell’utilizzo di coltelli che sembrerebbe sempre più diffuso, in particolare tra i giovanissimi, e che è al centro del dibattito sul nuovo decreto sicurezza. «Intanto non è un fenomeno di importazione – ha spiegato –. Io ero dirigente della Digos di Roma all’inizio degli anni 2000 quando tra le tifoserie capitoline c’era addirittura una sigla che si riferiva alle lame. Quindi questo è un tema che non nasce oggi. Indubbiamente c’è una recrudescenza che è collegata a questo momento di aggressività soprattutto in contesti giovanili. Per altro già oggi è vietato andare in giro con le lame, perché esiste una norma specifica introdotta nel 1975. Qui il tema sono i controlli, non immaginare che tutto possa essere risolto con qualche norma o qualche inasprimento di pena. Oltre al fatto, secondo me fondamentale, che questa modalità di approccio che guarda solo all’elemento repressivo, e quindi guarda solo agli effetti di questa situazione, si disinteressa completamente delle cause. Se non si lavora sulle cause queste grida manzoniane, ripeto non l’ho detto io, lo ha detto la presidente del Consiglio, a oltre tre anni di governo mi sembra abbiano prodotto pochi risultati».
«SERVONO PERCORSI DI INTEGRAZIONE»
«Credo sia ipocrita nascondersi dietro a un dito. È indubbio che una certa immigrazione non governata abbia accresciuto determinati fenomeni legati alla sicurezza. Anche qui è abbastanza facile dire che proporzionalmente gli immigrati, gli stranieri, commettono più reati. Intanto bisognerebbe vedere quali tipi di reati, perché sui reati gravi abbiamo ancora noi, significativamente, il primato», ha detto. «Però è chiaro, le persone poste ai margini, le persone sulle quali non si fanno percorsi di integrazione, sono molto più esposte a certi fenomeni di illegalità e di devianza». Secondo Gabrielli, quindi, si dovrebbe spingere il Governo «a intraprendere percorsi di integrazione».
«SICUREZZA, LOMBARDIA TRA LE REGIONI PEGGIORI»
Sulla sicurezza anche la «premier Meloni si è accorta che il Governo dovrebbe fare di più. Peccato che governino da tre anni e che nell’ultima legge di bilancio abbiano messo zero sulla sicurezza, aumentando l’età pensionabile anche degli agenti di tre mesi», ha aggiunto Silvia Roggiani, segretaria regionale Pd Lombardia. «La Lombardia è governata anch’essa dalla destra, una delle regioni che fa peggio in termini di sicurezza. Ci sono 207 agenti ogni 100mila abitanti. Uno dei dati peggiori di tutte le regioni. Non solo, Regione Lombardia spende solo lo 0,3%, del suo bilancio in sicurezza. Basta agitare nemici, basta fare propaganda. Loro governano, chiediamo risposte per le persone».
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