LE OPINIONI
Alexandra Paul meglio di Sean Penn
Snobbare gli Oscar senza motivare non aiuta la causa per cui si combatte
Nonostante abbia vinto il film più politico degli ultimi anni, gli Oscar sono passati quasi senza colpo ferire. Il trionfatore “Una battaglia dopo l'altra” è una satira corrosiva dell'occidente contemporaneo nel quale i cattivi sono la parodia di se stessi, ma neppure i rivoluzionari sembrano essere poi così seri. Ma in fondo anche l'altro grande favorito, “Sinners”, non è un banale film di vampiri, bensì una metafora intelligente del conflitto fra conservatorismo e modernità che da sempre dilania l'America.
Eppure, in una edizione nella quale è stato premiato un documentario dal titolo abbastanza esplicito come “Mr. Nobody against Putin” (“Il signor Nessuno contro Putin”), di politica sul palco non si è quasi parlato. Quello «Stop to the war, free Palestine» pronunciato da Javier Bardem quasi fosse una comunicazione di servizio, qualche stilettata da parte di Jimmy Kimmel, il comico “bannato” per qualche settimana da Trump, e niente più. Possibile che il clima di guerra globale abbia influenzato l'approccio da parte di tante star che hanno voluto evitare il solito dibattito se sia il caso portare la realtà del mondo alla celebrazione della città dei sogni per eccellenza che è Hollywood. E così l'atto più politico l'ha compiuto chi non c'era, ovvero Sean Penn che ha confermato la sua attitudine a non apprezzare certe cerimonie e che, pur grande favorito per il premio come miglior attore non protagonista, al Kodak Theatre non ci è proprio andato. Nessuna dichiarazione ufficiale di ringraziamento o motivazione da parte dell'attore, tanto che a ritirare la statuetta, neppure portata sul palco, è stato un imbarazzatissimo Kieran Culkin che ha annunciato il vincitore e in un nanosecondo è sparito dietro le quinte. Inevitabile il morettiano “Mi si nota di più se vengo o se non vengo” ma francamente crediamo che l'attore, pur essendo un artista gigantesco, abbia questa volta sbagliato quanto meno nei modi, se non nella sostanza. Al di là dell'assoluta maleducazione nei confronti anche solo dei compagni di set del film, ignorare l'evento senza neppure motivare il perché è come un attentato senza rivendicazione. Penn era a Kiev da Zelensky, con il quale negli anni si è instaurato un rapporto di amicizia, tanto che l'attore ha donato al presidente ucraino i due precedenti Oscar vinti, in segno di rispetto per la sua battaglia. Tutto legittimo ma crediamo sia stata un'occasione persa, se proprio non voleva o non poteva essere presente, quella di non lasciare neppure un discorso di accettazione che sottolineasse il tema di fronte al miliardo di persone che ogni anno assiste agli Oscar.
A questo punto rispettiamo di più un'attrice che su quel palco non ci salirà mai ma che almeno compie atti concreti: parliamo di Alexandra Paul che ebbe il suo quarto d'ora di celebrità interpretando Stephanie, la moretta coi capelli corti di Baywatch. Lo scorso 15 marzo è stata arrestata per aver liberato, assieme ad altri attivisti, alcuni cani di razza beagle destinati alla sperimentazione scientifica. Era già successo per motivi analoghi ma Alexandra non molla e, personalmente, preferiamo queste manifestazioni, piuttosto che fare gli schizzinosi da una posizione di privilegio.
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