LA STORIA
Amicizia e solidarietà tra le fiamme di Laveno
Il giardino di Eliana Formenti usato come avamposto
Venerdì scorso il fuoco aveva raggiunto la recinzione di casa: da una parte c’era il bosco in fiamme, dall’altra il giardino della signora Eliana Formenti. Ieri, su quel muretto di via Vararo, giocavano a rincorrersi due gattini. È l’immagine più dolce di un pericolo scampato e di un lento ritorno alla normalità per le colline che sovrastano Laveno Mombello, sferzate dal fuoco. Il Venerdì Santo è diventato, ieri, un Lunedì dell’Angelo di speranza. Giungendo a Laveno nel giorno di Pasquetta, nell’aria l’unico profumo di brace che si sentiva era infatti quello delle grigliate. Salendo verso Monteggia, la frazione minacciata dal rogo, a stento si notava qualche sbuffo di fumo salire ancora dal versante dei Pizzoni. Al massimo si percepiva un leggero sentore di fuliggine.
Vigilanza attiva
L’avamposto di coordinamento delle operazioni si è installato nel giardino di Eliana Formenti, l’ultima casa sulla mulattiera che, dal Lago Maggiore, porta a Vararo. «La sera di venerdì - racconta la donna - non mi ero accorta di nulla. Poi mi sono trovata qui i vigili del fuoco e, per precauzione, quella sera ho dormito a valle. Il fuoco è arrivato a toccare la recinzione del giardino, ma gli operatori impegnati nello spegnimento sono stati eccezionali. Hanno salvato la mia casa». E così, ora che il pericolo si è allontanato, il clima è maggiormente disteso e la signora Eliana quasi non vorrebbe che i vigili del fuoco e la protezione civile andassero via: «A Pasqua abbiamo mangiato assieme la colomba e, ogni tanto, preparo loro un caffè. Per me è come tornare giovane quando, per trent’anni, con mio marito Sergio, siamo stati volontari della squadra antincendio di Laveno».
Il lavoro prosegue
Quassù, sotto al passo del Cuvignone, tra il Sasso del Ferro e i Pizzoni di Laveno, è una lotta continua contro il tempo e contro il vento. Già, perché bisogna sfruttare al meglio la mattinata. Come? Per gettare acqua dal cielo con gli elicotteri. E per bonificare, con squadre a terra, le ceppaie di legno, il “combustibile” preferito da un incendio boschivo. Operazioni da compiere sui ripidissimi pendii di questa zona. E soprattutto prima che, come avvenuto anche ieri e com’è previsto per i prossimi giorni, si alzi una brezza in grado di riattizzare le “braci” del bosco.
Una battaglia che sul lungolago nessuno si immagina, o quasi: «Davvero c’è in corso un incendio?», ci chiede un turista accanto alle automobili in fila ad attendere il traghetto per Intra. Sul Lago Maggiore si passeggia e si gusta un gelato, mentre gli elicotteri fanno la spola dal Verbano alle montagne per gettare acqua.
Salendo a Monteggia dove, ieri, la strada è stata chiusa dalla polizia locale e dalla protezione civile per evitare il passaggio di curiosi, lo scenario è simile. Qualche residente porta a spasso il cane: «Abbiamo avuto paura - dice una signora - ma il peggio sembra essere passato». Una mamma raccoglie dei fiori coi figli. Due escursioniste scendono a valle: «Sapevamo dell’incendio e siamo salite un po’ in alto solo per fare due foto», dicono. D’altronde, da qui, il panorama è incantevole: sullo sfondo spiccano la penisola di Verbania, le Isole Borromee, il Monte Massone innevato. Un paradiso. Mentre, qui, a Laveno, per qualche giorno, è stato l’inferno. Sperando che finisca presto. Il Comune alle 15.22 di oggi – 7 aprile – ha dichiarata conclusa l’emergenza: «I controlli effettuati anche con l’ausilio di droni nelle aree interessate non hanno rilevato situazioni di pericolo o criticità».
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