IL CASO
Ballarati: «Rinviato a giudizio, sostenetemi»
L'organizzatore del Remigration Summit lancia una raccolta fondi
Il tribunale di Como ha rinviato a giudizio l’organizzatore del Remigration Summit di Gallarate, Andrea Ballarati, con le accuse di istigazione all’odio e alla discriminazione. Lo ha reso noto lui stesso attraverso i suoi canali social.
«Sono stato il primo a parlare di remigrazione in Italia - racconta nei video pubblicati - Oggi mi processano per le mie idee». Ed è sempre l’organizzatore del discusso evento dello scorso 18 maggio, a spiegare la genesi dell’inchiesta che si è poi conclusa con il rinvio a giudizio. I fatti contestati risalgono al 2023: «Vennero prese una serie di frasi, di commenti che feci con un account Instagram che adesso non ho più, era un mio account Instagram personale, e basarono, anzi basano, tutto questo processo su queste frasi e questi commenti in maniera del tutto circostanziale al fine di intimidirmi e di zittirmi», dice.
Ballarati ha spiegato sui social che sotto accusa sono finite alcune sue frasi come «le bande di migranti mai integrate che ora governano le nostre città sono la prova del fallimento del progetto multiculturale», «invitiamo i veri italiani a ribellarsi», «è il momento di scegliere da che parte stare», «Francia, Svezia, Germania, Paesi Bassi, Belgio e molti altri Paesi sono ormai sul punto di essere composti in gran parte da migranti, è giunto il momento di reagire e combattere, non c'è più tempo, una parola sola: agire!».
SOLIDARIETA’ A BALLARATI
Ad Andrea Ballarati sono arrivati attestati di solidarietà, ad esempio da Isabella Tovaglieri: «Oggi parlare di remigrazione non può essere considerato un crimine, ma un contributo alla discussione su come affrontare il problema degli immigrati che non vogliono integrarsi - ha scritto sui social l’eurodeputata di Busto Arsizio -. In Europa lo hanno già capito. Molti Stati hanno attivato politiche che incentivano il ritorno nei Paesi d’origine e anche Bruxelles, proprio in questi giorni, ha dato il via libera a un quadro normativo che agevola i rimpatri. Chiudere gli occhi sul problema, e chiudere la bocca a chi cerca di affrontarlo con proposte concrete, non aiuterà a risolverlo».
Sulla stessa lunghezza d’onda anche Stefania Bardelli, a capo del Movimento Vidoletti di Varese: «Esprimo la mia solidarietà all’amico Andrea Ballarati ribadendo un principio che considero fondamentale in ogni società democratica: la libertà di pensiero e di espressione deve poter essere tutelata e garantita, anche quando le idee espresse risultano controverse o divisive. Difendere la libertà di esprimere le proprie idee significa difendere uno spazio democratico aperto».
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