IL PERCORSO
Cammino di Santiago: per 800km alla ricerca di se stessi
Complice il film di Checco Zalone il percorso sta vivendo un boom. Ognuno può seguire il suo ritmo e il suo passo
Il Cammino di Santiago è il “padre” di tutti i cammini. E, quindi, un appassionato di questo genere di esperienza o anche chi vi si avvicina per la prima volta, può iniziare proprio da quello che arriva al limite estremo dell’Occidente europeo. Oltretutto quest’anno, come afferma Stefania Morandi, titolare della Morandi Tour, «il Cammino di Santiago è una delle mete più richieste per il 2026». Non è una novità: già negli ultimi anni si era avuta una crescita di italiani ma negli ultimi mesi, «complice Buen Camino, il film di Checco Zalone, stiamo vivendo un autentico boom». La storia del Cammino di Santiago inizia con la scoperta delle presunte reliquie di San Giacomo il Maggiore, il primo apostolo di Gesù a morire per la fede cristiana. La scoperta portò re Alfonso II, bisognoso di coesione interna e di sostegno esterno per il suo regno, a compiere un pellegrinaggio verso un nuovo luogo, Santiago de Compostela, in un momento in cui l’importanza di Roma era diminuita e Gerusalemme si trovava nelle mani dei musulmani. Nell’820 re Alfonso II diventa così il primo pellegrino a compiere il Cammino. Da lì, in poi, milioni di pellegrini (oggi sono più di 500.000 l’anno) hanno compiuto questo pellegrinaggio dove, passo dopo passo, il viaggio intrapreso è soprattutto interiore. «Solo facendolo – spiega ancora Stefania Morandi, che lo ha compiuto due volte – ci si rende conto di come il Cammino lavora su sé stessi, sulla parte spirituale e più profonda di ognuno di noi. Certo, ognuno ha il suo motivo per effettuare il pellegrinaggio: chi perché è curioso, chi sta passando un momento difficile della vita, chi ha bisogno di ritrovare sé stesso e, camminando, si guarda dentro oppure per un motivo religioso di avvicinamento a Gesù. Di certo, a tutti il Cammino ha cambiato qualcosa nella propria vita». Durante il viaggio, un altro lato meraviglioso è quello di incontrare il mondo. Non solo: «Sul percorso si è tutti uguali e si crea un bellissimo spirito di fratellanza, dove ci si conosce e ci si racconta». Il modo tradizionale per compierlo è quello, semplicemente, di mettersi uno zaino in spalla e passare da un ostello all’altro. Ultimamente, poi, si è sviluppato un modo più soft, sempre con lo zaino, ma anche con una valigia che viene portata tra i piccoli alberghi lungo il percorso, per alleggerire la marcia. Ogni giorno il panorama cambia, ma lo scenario si ripete sempre: fin dall’alba di ogni giorno, si disegna una serie di file indiane di pellegrini, tutte dirette verso Santiago de Compostela, seguendo i cartelli con la freccia e la conchiglia gialla su sfondo blu. Ognuno segue il suo ritmo e il suo passo. Indipendentemente dal tempo impiegato per arrivare, tutti ottengono la credenziale del Cammino di Santiago, ovvero il passaporto del pellegrino, che contiene gli spazi per apporre un timbro in ogni tappa e registrare così il viaggio per ottenere la Compostela. Quest’ultima è il certificato che dimostra di aver percorso il Cammino e di aver raggiunto la tomba di San Giacomo il Maggiore. Per il pellegrinaggio a piedi, si ottiene percorrendo almeno 100 km consecutivi su un cammino ufficiale diretto a Santiago, con l’ultima tappa che deve essere quella immediatamente precedente all’arrivo alla Cattedrale. Se si parte fuori dalla Spagna lungo un percorso ufficiale, è necessario percorrere almeno 70 km consecutivi in territorio spagnolo.
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