NUOVO INCONTRO A ROMA
Crisi Beko: «Tra Cassinetta e Milano 582 esuberi»
Riduzione tra gli impiegati, ma i sindacati ritengono impossibile un accordo senza un impegno vero che escluda i licenziamenti

«Nell’incontro tenutosi oggi (martedì 25 marzo, ndr) al Ministero delle Imprese e del Made in Italy, Beko non ha dato le risposte che chiedevamo su alcuni punti dirimenti per poter pensare di arrivare a un accordo», scrivono in una nota Fim, Fiom, Uilm e Uglm al termine del confronto che si è tenuto a Roma. «Sui piani industriali, alcune delucidazioni sono state date e alcuni impegni sono stati presi sui nuovi prodotti da assegnare a Cassinetta, Comunanza, Melano, nonché sulle nuove attività di Carinaro, ma chiediamo un immediato confronto di dettaglio in ciascun stabilimento che chiarisca articolazione e ricadute degli investimenti e delle missioni produttive».
IN LOMBARDIA 582 ESUBERI
«Al contempo nelle funzioni di staff e di ricerca la riduzione degli esuberi è insoddisfacente – scrivono i sindacati –, passando da 678 a 500, di cui circa 270 in Lombardia, 210 a Fabriano e 20 sparsi negli altri siti. Nel complesso restano in Italia ben 1.284 esuberi, di cui 312 a Cassinetta, 64 a Melano, 80 a Comunanza, 40 a Carinaro e 288 a Siena, sito per cui è prevista la fine della produzione a fine anno e per cui ancora non c'è una soluzione alternativa». Negli stabilimenti di Cassinetta di Biandronno e Milano, tra operai e impiegati, il totale degli esuberi ammonterebbe quindi 582.
PROSSIMO INCONTRO IL 2 APRILE
«Non abbiamo ricevuto una risposta accettabile nemmeno sugli incentivi all’esodo, assai inferiori a quelli pattuiti in passato, né sugli ammortizzatori sociali, che noi chiediamo conservativi con meccanismi di rotazione e in ogni caso tali da escludere davvero i licenziamenti. Prima del prossimo incontro al Mimit fissato per il 2 aprile pomeriggio, abbiamo chiesto al Governo di coinvolgere le Regioni Lombardia e Marche per tentare di scongiurare la chiusura dei centri ricerca. In ogni caso per poter davvero ipotizzare una intesa occorre risolvere i nodi decisivi della trattativa, a incominciare dalla acquisizione del sito di Siena da parte del pubblico».
L’articolo completo sulla Prealpina di mercoledì 26 marzo, in edicola e disponibile anche in edizione digitale.
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