VIA LO STRESS
Respirare è la chiave della felicità

Lo abbiamo sempre saputo. Eppure ora aprire le narici e ispirare a bocca chiusa riempiendo i polmoni, è diventato un atto non solo di esistenza. Ma di felicità. Il respiro all’aria aperta è diventato un gesto di felicità. Quando siamo usciti a passeggiare nei boschi, lungo il lago o al fiume. E più fortunati che sono già andati in montagna e al mare, non solo si sono riempiti gli occhi di natura fra vette, alberi, pini, sabbia, onde e acqua salata ma hanno respirato. Forte. Fortissimo.
Per riempire ogni cellula del corpo di quella che ci sembra un’aria nuova. Un soffio di vita che abbiamo avuto paura di perdere. Ma andiamo con ordine, fra scienza, cultura e fede. In una udienza del 1990 papa Giovanni Paolo II parlò del soffio della vita scrivendo: «Nel racconto della creazione, si legge che, dopo aver plasmato l’uomo con polvere del suolo, il Signore Dio soffiò nelle sue narici un alito di vita e l’uomo divenne un’anima vivente». La parola «alito» è un sinonimo di «soffio» o «spirito», come si vede dal parallelismo con altri testi: invece di «alito di vita» leggiamo «soffio di vita».
Nell’antica Grecia, l’anima veniva assimilata al respiro. Per dirla alla Nanni Moretti, le parole sono importanti per descrivere quell’atto automatico di cui ora vogliamo avere il massimo controllo. Ricordiamo che respirare è alla base di tutte le funzioni dell’organismo; senza la giusta ventilazione e gli scambi gassosi, nessuna cellula potrebbe sopravvivere. In mancanza di ossigeno non potremmo bruciare i nutrienti per avere energia. E se non potessimo eliminare l’anidride carbonica prodotta dai processi di combustione cellulari, ci intossicheremmo. Respirando non solo nutriamo di ossigeno tutte le cellule, ma provvediamo anche a disintossicarci.
Infatti, con all’anidride carbonica, eliminiamo molte tossine prodotte dal metabolismo. Ecco perché se, per varie ragioni, si respira male, ci si sente stanchi. Ormai lo sanno tutti: non si respira solo con i polmoni. Chi pratica sport o fa meditazione e yoga conosce l’importanza di respirare anche con il diaframma. Quest’ultimo è un muscolo a forma di cupola, che separa la cavità addominale da quella toracica. Attraverso il suo movimento a pistone, che prevede uno spostamento di circa 4 cm sia verso l’alto, sia in basso, fino a 18 volte al minuto, il diaframma stimola in maniera meccanica tutti gli organi interni, favorendone il funzionamento.
Ed è a questo punto della nostra consapevolezza che il respiro si fa magia, musica della vita che scandisce il ritmo delle giornate e ci dice come stiamo. Andiamo troppo veloci? Siamo in ansia e ci manca il fiato? Siamo rilassati? Siamo in posto paradisiaco, di una bellezza disarmante? Lo definiamo mozzafiato. Mai come ora, abbiamo imparato ad ascoltarci, ad ascoltare il soffio della nostra vita. Il respiro è saggio e il trucco sta nell’imparare a sentirlo e assecondarlo perché può rivelarci i suoi segreti e rimetterci in equilibrio e essere una valido alleato per la nostra salute. Il respiro è anche la guida scelta in quasi tutte le tradizioni meditative e nello yoga. Per un semplice fatto: accade. In modo naturale. Non occorre fare qualcosa per respirare.
È una funzione che abbiamo sempre a disposizione, una risorsa che entra ed esce e ci attraversa il corpo portando in noi l’energia vitale. È la prima cosa che impariamo a fare quando nasciamo e che ripetiamo più spesso: circa ventimila volte al giorno. Il respiro ci ancora al corpo quando la mente vola via e viaggia. E come cantava Ligabue, le donne lo sanno. Ma questa nuova fase, respirare come atto di felicità abbassandoci le mascherine, è davvero per tutti.
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