ECONOMIA IN SOFFERENZA
Dentro alla crisi delle aziende
I quattro casi che tengono banco nel Varesotto. Il mercato al ribasso nell’automotive e negli elettrodomestici. Perché i posti traballano

Una, due, tre, quattro e una quinta che seppure non in provincia è lì sul confine. Stabilimenti a Varese e nel Varesotto sull’orlo di una crisi finanziaria. Posti di lavoro che traballano. Uno scenario allarmante. Che non trova risposte (immediate). Anche perché il vento della sofferenza economica soffia spesso da lontano.
LE (EX) MAGNIFICHE QUATTRO
In principio - principio della recente caduta a precipizio - è stata la Ilma Plastica di Gavirate, storica azienda fornitrice del settore auto. Fallimento e addio a 130 posti di lavoro. Una storia di passione imprenditoriale che si è spenta tra stupore e impotenza. Il settore dell’automotive è in riserva.
Poi la Beko, ex Whirlpool, che qui, allo stabilimento di Cassinetta di Biandronno, tiene col fiato sospeso 531 lavoratori. Per la proprietà turca sono esuberi. Il tavolo a Roma di ieri pomeriggio, martedì 10 dicembre, con sindacati e ministero dell’Industria, non ha sortito effetti incoraggianti (e infatti il Governo ne ha già prenotato un altro). La garanzia fornita dalla proprietà è che l’attività in Italia andrà avanti fino a tutto il 2025. E poi chissà. Anzi si sa o si teme. Scenderà la scure sull’occupazione. E qui siamo nel settore degli elettrodomestici che, al pari dell’automotive, arranca. Sì perché, diciamola in modo pratico, la domanda è in calo a livello internazionale. Durante la pandemia, c’era stata una apprezzabile corsa all’acquisto dei componenti (frigoriferi, forni e via dicendo) che facevano vivere meglio lo stare in casa. Adesso, la “corsa” è una camminata lenta, con le gambe fiacche.
Alla Schiranna, il caso di Mv Agusta, la fabbrica delle moto che fanno sognare. L’annuncio di 3 miliardi di debiti di Ktm, che detiene la maggioranza in Mv, causa lo tsunami. Anche qui, mercato dei motori che arranca, s’ingolfa. La garanzia che ai lavoratori verrà pagata questo mese la tredicesima è solo una boccata d’ossigeno.
Avanti la quarta. Della difficile situazione si sapeva; ieri è arrivata la conferma che la Meta System di Mornago, azienda produttrice di schede per batterie di auto elettriche (tra i clienti anche il gruppo Stellantis), è sulle ginocchia. La capogruppo della proprietà cinese è a Reggio Emilia e lì il Tribunale ha rigettato la proposta di una composizione negoziale della crisi. Tradotto: nel Varesotto 130 posti a rischio (al netto degli interinali). L’automotive, sempre lì.
C’è poi il quinto caso, l’Electrolux di Solaro, al confine appunto col Varesotto, dove si prospettano nel nuovo anno contratti di solidarietà e incentivi a uscite volontarie. Si producono, nello storico stabilimento del Saronnese, lavastoviglie. Vedi quindi alla voce “crisi elettrodomestici”.
IL RUOLO DEL GOVERNO
Il Governo convoca le proprietà e cerca di ridurre al minimo l’impatto delle “dismissioni”. Ma non potendo mettere in campo una politica di aiuti diretti o di bonus per l’acquisto nel caso dei veicoli (l’America e la Cina possono farlo, l’Europa no o meno), deve fare leva sulla concertazione, da un lato, e sulla possibilità di strappare impegni ad andare avanti.
Il golden power, che dovrebbe valere per Beko, è uno strumento che l’Esecutivo non ha ancora deciso di far valere ma che l’azienda ha detto proprio ieri di aver rispettato.
La crisi dell’automotive e del settore elettrodomestici risente di vari fattori. Per il primo, la transizione green si sta rivelando un boomerang in termini di produzione e vendita. C’è poi da mettere in conto la tensione internazionale che sembra un concetto impalpabile ma che in verità pesa come un macigno sull’economia reale. In una fase così densa di incertezze, è necessario tenere duro, non chiudere gli stabilimenti, contenere le scelte (negative) sull’occupazione. Sperando che innovazione e ricerca, portino alla rinascita dei settori oggi un po’ moribondi.
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