L’INTERVENTO
«Dimezzato il parco pubblico, Varese merita più verde»
La riflessione di Europa Verde dopo la presentazione del progetto di riqualificazione dell’area ex Aermacchi
Il futuro dell’area ex Aermacchi di Varese continua a far discutere Varese. Dopo la presentazione del progetto, l’8 giugno in Salone Estense, riceviamo e pubblichiamo la riflessione di Europa Verde Provincia di Varese sulla riqualificazione dell’area e su come questa impatterà sulla città.
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Abbiamo avuto il piacere di assistere alla presentazione dello stato dell’arte del recupero dell’area ex Aermacchi, un evento fortemente sentito dalla cittadinanza anche (ma non solo) vista la forte partecipazione all’evento.
Dall’organizzazione dell’evento sono state sollecitate riflessioni e proposte, che è quello che vogliamo fare con questo intervento. Tralasciamo un aspetto, per altro importante, che è quello della reale necessità di alimentare questo pullulare di insediamenti della grande distribuzione in una città che ne è già ampiamente fornita. Abbiamo già detto la nostra anni fa quando fu presentata l’iniziativa di trasformazione della zona, ed abbiamo manifestato le nostre preoccupazioni. Ma questo, ci rendiamo conto, è un altro discorso, e noi invece vorremmo puntualizzare alcuni aspetti dell’intervento che si sta completando in Via Sanvito.
Trentamila metri quadri recuperati da una zona dismessa non sono pochi. E ventimila metri quadri destinati allo spazio non utilizzato per supermercato, attività sportive ed uffici sono una montagna di spazio di cui la città – soprattutto in una zona centrale come quella, strangolata dal traffico – ha estremamente bisogno.
Vorremmo chiarire che l’essenza dell’intervento di rigenerazione è encomiabile. Il recupero di una zona dismessa con interventi estremamente complessi (basti pensare alla rimozione di una tonnellata e mezzo di amianto) e con un finanziamento completamente privato è una dimostrazione concreta che una politica di consumo di suolo zero e di rigenerazione urbana sono opzioni percorribili. E questo ci riempie di soddisfazione.
Poi, ci sono alcuni aspetti che ci hanno spinto a riflettere più nel dettaglio. Due, in particolare, sono aspetti intimamente collegati tra loro. La grande urbanista Elena Granata richiama l’attenzione sul concetto di gratuità degli spazi pubblici. La comunità cittadina non può – per accedere alla necessaria socialità ed aggregazione – godere delle possibilità di incontro solo ed esclusivamente grazie a situazioni in cui devi pagare. E l’insediamento della ex Aermacchi questo è: un’area dove la cittadinanza ha possibilità di accedere a servizi a pagamento, sia per la componente commerciale che per quella sportiva. Ma c’è, come dicevamo prima, un altro aspetto, che è quello del verde urbano. In una prima ipotesi la città avrebbe dovuto ricevere da questa meritoria (vale la pena sottolinearlo ancora una volta) operazione di investimento qualcosa come 12000 metri quadri di verde. Leggendo le dichiarazioni alla stampa di qualche tempo fa le negoziazioni che sono state affrontate lungo la vita del progetto (probabilmente conseguenza dell’intervento conservatorio espresso dalla Soprintendenza) hanno comportato una drastica riduzione della zona a verde, che è passato dai 12000 metri quadri di verde a 6000 metri. Pertanto, il verde cittadino previsto in un primo momento (e si badi bene, un verde che è l’unico spazio gratuito di godimento per i cittadini) è sostanzialmente l’unica componente del progetto che – per motivi certo non dipendenti dall’iniziativa privata ma frutto di interventi esterni – viene penalizzata ed in misura drammatica.
Cosa resta come spazio pubblico? Una piazza centrale pavimentata di 3600 mq. Molto ampia, ma insomma pur sempre una piazza pavimentata.
E allora visto che domande e riflessioni sono state sollecitate, cogliamo l’occasione e ne formuliamo alcune:
a) Se davvero l’intenzione (citiamo testualmente) era quella di restituire qualcosa alla propria città come è stato possibile non riuscire a trovare alternative per garantire una maggiore componente di verde, come spazio pubblico gratuito per la cittadinanza? Un qualcosa che – a fronte del gigantesco investimento finanziario – andasse oltre le sei aiuole di 1000 metri? Non siamo tecnici, e ci piace – in ogni circostanza possibile – sognare una Varese del futuro e avremmo visto ad esempio una piazza che potesse essere davvero una zona a verde nel vero senso del termine, con possibilità di socializzare ed aggregare persone, andando oltre la semplice pavimentazione. Probabilmente ci sono valutazioni architettonico/ingegneristiche che ci sfuggono e che hanno comportato quella scelta?
b) Così come la struttura dell’hangar, che la soprintendenza ha voluto salvare e che è indubbiamente interessante da un punto di vista di archeologia industriale per il suo disegno. Ben venga una piscina olimpionica, ma anche in questo caso ci stiamo interrogando sulla reale necessità di occupare tutto lo spazio dell’hangar. Per le informazioni disponibili, la superficie messa a disposizione (oltre i 3000 mq) offre una superficie utile che va ben oltre le reali necessità di una piscina olimpionica. Anche in questo caso ci sentiamo di interrogare e interrogarci sul se e fino a che punto ci si è spinti per evitare che alla fine – come sembra stia succedendo – l’unico elemento che paga le conseguenze della revisione delle scelte progettuali è lo spazio (pubblico) a verde. Non esistevano alternative per restituire alla città una zona verde fruibile gratuitamente in un’area così tartassata dal traffico? Comprendiamo tutto: la necessità di porre fine ad una zona dismessa in pieno centro, le necessità imprenditoriali, le esigenze sportive, i vincoli architettonici ma se alla fine della riqualificazione alla città rimane una piazza pavimentata da 3600 mq e una dotazione di aiuole permetteteci di interrogarci sul se è stato fatto davvero tutto quello che si poteva per regalare del verde alla città, con tutto quello che attualmente il verde urbano comporta: sequestro di gas serra, isole di frescura, agevolazione dei rapporti sociali.
Forse – questa è la nostra speranza – siamo ancora in tempo per garantire che Varese possa godere completamente di un recupero di questa portata.
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