CARBURANTE
Petrolio africano, Malpensa continuerà a volare
All’origine dei rifornimenti a disposizione nell’hub varesino: buona parte non proviene dallo Stretto di Hormuz ma in primis dal Continente Nero
In questo periodo, soprattutto con l’approssimarsi della stagione estiva, se ne parla con crescente preoccupazione. E le domande incalzano: ma c’è abbastanza jet fuel? Le scorte reggono? I serbatoi di Malpensa sono pieni? Sea, il gestore aeroportuale, rassicura da tempo; lo scalo nella brughiera è rifornito e non ci sono criticità. Visto però che mezza Europa sta con il fiato sospeso, come è possibile che il nostro caro aeroporto non dia segni di particolare malessere? Per capire meglio la situazione e il perché possa stare tranquillo ci siamo posti un’ulteriore domanda chiave: il petrolio che serve per produrre il jet fuel usato nei due terminal ai piedi delle Prealpi arriva tutto attraverso il famigerato stretto di Hormuz? La risposta è no: molto del greggio che poi viene raffinato in Italia per diventare carburante per aerei proviene da Paesi che non sono coinvolti nel conflitto che sta facendo sudare freddo il pianeta: arriva per esempio dalla Libia, dal Venezuela, dall’Algeria, dall’Azerbaijan, dalla Costa d’Avorio, dall’Angola, dal Mar Caspio.
Ampio servizio sulla Prealpina di sabato 16 maggio, in edicola e in edizione digitale
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