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Del Grande ancora in fuga. Ricerche a Cadrezzate
Non ha fatto ritorno alla casa-lavoro. La compagna: «Non è pericoloso, contro di lui accanimento»
Dopo l’episodio di alcuni mesi fa, Elia Del Grande è ancora in fuga. Il 50enne di Cadrezzate, noto per essere stato l’autore della "strage dei fornai", non è rientrato domenica 5 aprile dal permesso pasquale che gli ha consentito di allontanarsi dalla casa-lavoro di Alba dove avrebbe dovuto trascorrere sei mesi per lavorare come volontario in una mensa dei poveri. Del Grande sarebbe dovuto rientrare nel pomeriggio. È la seconda volta in sei mesi. A novembre si era allontanato da una struttura analoga nel Modenese.
L’allarme per la fuga di Del Grande dalla casa lavoro è scattato immediatamente, dando il via alle ricerche che dal Piemonte si sono estese a tutto il resto d’Italia con particolare attenzione a Cadrezzate, il Comune nel Varesotto dove Del Grande è nato e cresciuto e dove il 7 gennaio 1998 sterminò la famiglia uccidendo il padre, il madre e il fratello.
Proprio lì è tornato anche dopo la prima fuga, sempre da una casa lavoro, lo scorso 30 ottobre. E a Cadrezzate lo avevano infine fermato i carabinieri del nucleo operativo di Varese e Modena e del Ros lo scorso 12 novembre: si era nascosto per settimane, muovendosi di notte sul lago con il pedalò.
Per il triplice omicidio ha scontato 25 anni di carcere.
LA PROROGA DELLA MISURA
A Del Grande era da poco stata prorogata per un altro anno la misura di sicurezza: La decisione era stata presa dal tribunale di sorveglianza di Torino a seguito di un’udienza che si era svolta il 26 marzo.
Del Grande avrebbe terminato di scontare un periodo di sei mesi ad Alba il 12 aprile. In prossimità della scadenza del termine il suo caso, come impone la procedura, era tornato al vaglio del magistrato di sorveglianza per la verifica della pericolosità sociale. La procura generale del Piemonte, interpellata, aveva dato parere contrario all’azzeramento della misura. Ieri l’uomo non è rientrato nella casa-lavoro, dalla quale era uscito grazie a una licenza.
A quanto si è appreso, l’uomo ha una compagna a Varese. Se dovesse essere rintracciato, dovrebbe tornare a trascorrere un cumulo di diciotto mesi (i dodici indicati dal tribunale più i sei precedenti) nel regime previsto dalle norme in materia di misure di sicurezza.
L’INTERVENTO DEL SAPPE
Il Sappe, sindacato della Polizia penitenziaria, «stigmatizza con fermezza la recente evasione, avvenuta durante un permesso pasquale, di Elia Del Grande 50enne originario di Cadrezzate, noto per essere stato l’autore della cosiddetta “strage dei fornai”, dalla casa-lavoro di Alba».
«Si tratta di episodi gravi – dichiara Donato Capece, segretario generale del Sappe – che tuttavia non devono inficiare il sistema complessivo della concessione dei permessi premio ai detenuti. Si tratta di strumenti fondamentali per il percorso trattamentale e il reinserimento sociale».
«Al contrario – prosegue Capece – questi fatti devono rappresentare uno stimolo concreto a rafforzare il Corpo di Polizia Penitenziaria, prevedendo un maggiore impiego di personale e una più capillare presenza sia sul territorio sia nell’area penale esterna, al fine di garantire controlli più efficaci e prevenire ulteriori criticità».
LA COMPAGNA: «NON È PERICOLOSO»
A “Dentro la notizia”, su Canale 5, oggi, martedì 7 aprile, è andata in onda un’intervista telefonica a Rossella Piras, la compagna di Elia del Grande. Sulla fuga la compagna ha dichiarato: «Io non so niente. Lo sentivo quando era in carcere. Lui doveva uscire e io avevo già la valigia pronta. L’accordo era che sarebbe arrivato in Sardegna per sei mesi in vigilata, dopo la vigilata sarebbe tornato di nuovo al paese».
Sulla presunta pericolosità di Elia Del Grande, la donna - che da 19 anni è anche amministratrice dei suoi beni - ha aggiunto: «Non mi dite che era pericoloso, perché io ci dormivo insieme e lo conosco molto bene, e la pericolosità è ben altro. Porto avanti gli interessi della famiglia già da 19 anni, perché mi era stato dato l’incarico dalla zia quando lui era ancora detenuto». «Sono preoccupata, è normale, e sono anche molto arrabbiata - ha concluso -. Il magistrato non ha detto che è socialmente pericoloso: ha voluto rinchiuderlo perché riteneva che non fosse pronto a stare fuori. È un accanimento vero e proprio».
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