DOPO LE OLIMPIADI
Fontana: «Io in Parlamento? Solo se potrò dare il mio contributo»
Il presidente della Lombardia guarda il futuro e non chiude la porta romana dopo la fine del mandato. I prossimi Giochi in Italia? «Dobbiamo farli qui»
Gli occhi del mondo sulla Valtellina, i complimenti del Cio e quelli degli atleti e la convinzione di averci creduto «anche contro la volontà di tanti». Il presidente della Regione Lombardia, Attilio Fontana, si gode il successo delle Olimpiadi invernali di Milano Cortina 2026. E a circa due anni dalla fine del suo mandato, prova anche a guardare al suo futuro. Il governatore non si tira indietro, specie se ci sarà la possibilità di fare ancora qualcosa per la Lombardia, magari dal Parlamento: «Ma solo se potrò dare il mio contributo e fare qualcosa di utile per i cittadini. Se devo andare a Roma per alzare la mano, posso farne anche a meno».
Fontana lancia anche una suggestione, proprio nei giorni in cui Roma ritorna a sognare i Giochi: «Adesso tutti vogliono salire sul carro dei vincitori, anche chi ha già perso una grande opportunità. Ma se vogliamo garantire successo, dobbiamo farle in Lombardia», ha detto intervistato dall’Ansa, convinto che per la Regione sia il momento di sfruttare il trend e insistere sui grandi eventi. «Abbiamo dimostrato che si possono anche organizzare Olimpiadi sostenibili – fa un primo bilancio il governatore –, senza dover “violentare” il territorio per costruire palazzetti e piste dove non ci sono». Fontana incassa i complimenti del Cio. Non scontati, visto che «in questi anni sono sempre stati molto attenti e severi, considerando che si sperimentava per la prima volta un modello diffuso», ma anche quelli degli atleti e soprattutto dei lombardi: «Ho visto una partecipazione pazzesca. E c’è la sensazione che il mondo abbia “scoperto” la Valtellina», spiega il presidente citando anche l’articolo del The Guardian sulla città di Chiavenna e quello del New York Times che esaltava i pizzoccheri. Da località più di “nicchia”, frequentatissima ma più che altro in Italia e in Europa, i Giochi aprono nuovi scenari e segmenti di mercato per la Valtellina. «Un territorio che, per esempio, non ha mai avuto presa sul mercato statunitense. Invece, durante le Olimpiadi, quasi il 30% dei visitatori è arrivato proprio dagli Usa», aggiunge, ringraziando «un grande valtellinese», l’assessore Massimo Sertori, l’uomo che si è occupato dietro le quinte di far funzionare le cose in Valtellina e non solo.
Le Olimpiadi rappresentano, secondo il governatore, anche una delle sue eredità politiche più importanti: «Una scommessa vinta senza che ci fosse tutto il Paese a sostenerci», si leva qualche sassolino dalle scarpe Fontana, anche ripensando al grande “no” di Roma che poi ha portato alla candidatura di Milano Cortina: «Adesso hanno visto che siamo andati bene e vogliono averle anche loro. Ma la Lombardia ha già dimostrato al mondo di essere in grado di organizzarle». Dalla telefonata più bella dopo i Giochi, «quella sincera del mio amico Giovanni Malagò», alle grandi imprese sportive. Fontana ne sceglie tre in particolare. I due ori da sogno di Federica Brignone dopo l’infortunio, «la rappresentazione plastica dello spirito olimpico e di chi non molla mai»; la storia scritta da Francesca Lollobrigida con due ori nel pattinaggio di velocità «dimostrando che la maternità non deve essere vista come un ostacolo» e poi le grandi scalate del fondista norvegese Johannes Klaebo, sei ori in sei gare disputate.
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