BOOM DI NARCOS
Fumo d’Oriente a Malpensa con i corrieri del Sol Levante
Dopo la stretta del governo di Bangkok sulla cannabis, lo scalo varesino diventa la porta preferita per i trafficanti nipponici: quattro arresti in meno di trenta giorni
Per quasi quattro anni la Thailandia è stata zona franca in materia di cannabis: primo paese del sudest asiatico a liberalizzarla, era diventata l’Amsterdam del Pacifico. Vennero rilasciate oltre un milione di licenze per la coltivazione di marijuana e sorsero circa 18.000 dispensari. Ciò aveva portato a una considerevole migrazione di giapponesi che nel loro Paese non possono neppure pronunciare la parola «erba». A fine 2025 Bangkok ha fatto marcia indietro e ripristinato regole severe. E ora tutto quello stupefacente – che può essere consumato solo con prescrizione medica – deve trovare un mercato alternativo: Malpensa è uno degli approdi più gettonati.
FERMATI IN AEROPORTO
A traghettare la marijuana, le organizzazioni ci mettono i nipponici che in Thailandia non hanno più niente da fare. Forse si spiega così il trend sempre più frequente. Ieri, venerdì 24 aprile, la guardia di finanza dello scalo ha fermato altri due corrieri giapponesi, arrivati con lo stesso volo. Entrambi nel bagaglio avevano poco meno di 14 chili di marijuana, entrambi sono finiti in carcere a Busto Arsizio. Entro lunedì saranno interrogati dal giudice per le indagini preliminari Francesca Roncarolo ma con ogni probabilità sceglieranno il silenzio.
SULLA ROTTA DEL VARESOTTO
In poco meno di un mese sono stati quattro i narcotrafficanti del sol levante incastrati dalle fiamme gialle, e tutti con lo stesso quantitativo di sostanza, un fenomeno inedito sotto ogni punto di vista. Se nella casa circondariale di via per Cassano il detenuto più esotico degli ultimi vent’anni era stato un coreano condannato per omicidio, di questo passo i letti a castello lasceranno lo spazio ai futon. I giapponesi inoltre sono sempre stati sconosciuti nel novero dei narcos e della criminalità in generale (fatta eccezione per gli affiliati alla yakuza che però in Italia non ha mai preso piede). C’è insomma un certo interesse investigativo nella faccenda, ma finora gli indagati non hanno offerto agli inquirenti spunti per battere la nuova rotta della canapa indiana.
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