IL CASO
Machete, sega elettrica e minacce: quando il vicino diventa un incubo
Uomo fuori controllo a Gerenzano. Residenti terrorizzati, l’appello di un 64enne: «Dobbiamo attendere una tragedia?»
Il sessantaquattrenne è spaventato. Da quattro mesi la sua vita da pensionato dedito all’orto e alle attività agresti è funestata da un vicino che non dà tregua né a lui né al resto dei residenti di via Risorgimento a Gerenzano. «Dobbiamo attendere che succeda una tragedia prima di ricevere l’intervento che chiediamo da tempo? L’esperienza non ha insegnato che non si devono sottovalutare i soggetti affetti da patologie psichiche?».
In guerra con tutti
L’uomo a quanto pare ha perso ogni freno inibitore dopo la morte del padre, risalente appunto all’inizio dell’anno. Vive con la madre, che però non sembra esercitare un gran controllo su di lui. Non tollera il viavai di chi su quel lungo stradone ha una piccola cascina, un campo recintato in cui coltivare gli hobby, non sopporta il canto dei galli e le oche starnazzanti, è insofferente al genere umano. E così minaccia tutti, ai proprietari di una villetta attigua ha tranciato i cavi elettrici, a chi passa lancia insulti e provocazioni ma soprattutto ha nel mirino il sessantaquattrenne e la sua famiglia. E non li sfida solo a parole: brandisce machete e mannaie, si avvicina con la sega elettrica, ha sempre qualcosa di affilato a portata di mano. «Abbiamo sporto denuncia, continuiamo a chiedere l’intervento dei carabinieri che arrivano subito e riportano la calma, questo è vero. Ma è una quiete momentanea perché quell’uomo ricomincia subito a intimidirci. Le sente le urla e le parole che ci grida solo perché siamo qua nel mio terreno?».
Il precedente
Una sera di fine maggio la figlia del pensionato se l’è visto arrivare verso la macchina con un’ascia in mano. «Si è spaventata moltissimo», sottolinea il gerenzanese. «Mi dicono che quell’uomo ha problemi psichici, ma non è una spiegazione rassicurante, anzi. Nessuno ricorda cosa accadde nel 2005 proprio a Gerenzano? Io conosco i genitori della ragazzina presa a martellate da quello che tutti chiamavano “il matto del paese”. Quella ragazzina oggi ha trentaquattro anni ed è in stato vegetativo da ventuno anni. Tutti avevano intuito che quell’uomo fosse pericoloso ma nessuno fece nulla per tutelare la comunità. Com’è possibile che oggi si corra lo stesso rischio?».
L’articolo completo sulla Prealpina di giovedì 4 giugno, in edicola e in edizione digitale
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