LO SCENARIO
I dazi di Trump non spaventano più
Galli: «Politiche economiche del presidente inefficaci per le numerose esenzioni». Noci: «L’Europa ha leve per confrontarsi e scontrarsi»
Dazi. Dazi. Dazi. A furia di annunciare dazi, il presidente Trump avrà la gola infiammata, ma sicuramente non le tasche (federali) piene. Non farà cassa neanche con la guerra scoppiata lo scorso sabato in Medio Oriente, dove al momento la sua esportazione di democrazia non si sta traducendo in importazione di petrolio ma solo nell’ennesimo rialzo dei prezzi e in un rilancio dell’incertezza economica. Come se ce ne fosse bisogno. Da qui un generale senso di pentimento in quei leader mondiali – Unione europea in primis – che hanno ceduto alle minacce di Trump. «Lungi dal cedere al fascino delle dietrologie, io ho veramente l’impressione che sia un modo per distrarre l’opinione pubblica dagli di Epstein file, in cui sono state stralciate trenta pagine relative al presidente degli Stati Uniti». Lo afferma Giampaolo Galli, vicedirettore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma. L’economista spiega con dati alla mano quali risultati stanno portando le politiche di Trump. «Il deficit americano è peggiorato, il gettito dei dazi sta attorno allo 0,8% del PIL, con un aumento dello 0,5 rispetto all’anno prima ed è ‘peanuts’ rispetto al deficit federale che resta intorno al 6%. I posti di lavoro manufatturieri non sono aumentati, ma diminuiti di 70.000 unità rispetto al 2024. L’economia non è ‘hot’ come sostiene Trump, ma sta rallentando». Il vicedirettore dell’Osservatorio sui Conti Pubblici Italiani cita le numerose analisi che rivelano l’inefficacia della tassazione trumpiana. «Ci sono reazioni in tutti i settori della società americana - racconta Galli - con gruppi di consumatori e di imprenditori che si rivolgono alla Casa Bianca per esenzioni. Hanno approvato esenzioni sulla pasta e su altri prodotti che gli Stati Uniti non producono. Il risultato è che i dazi effettivi sono nell’ordine della metà di quelli annunciati a gran voce».
«Atteggiamento sbagliato»
La diffusione dei numeri americani sta quindi facendo ricredere - ci si augura - tutti quei leader globali che hanno chinato il capo dinanzi alle minacce di Mr President. «L’atteggiamento che l’Unione europea ha adottato nei confronti di Trump è completamente sbagliato», dice Giuliano Noci, Prorettore del Politecnico di Milano. «Trump discrimina tra forti e deboli. I deboli vengono schiacciati, i forti vengono rispettati. Non distingue tra amici e nemici. Bruxelles non ha capito che col Tycoon bisogna porsi in una logica transazionale e non di accondiscendenza». Un atteggiamento che ha compreso la Cina, che secondo Noci spingerà ancor di più sull’acceleratore per i propri interessi nel prossimo viaggio di Trump a Pechino il 31 marzo. Anche il Prorettore sottolinea che dietro all’atteggiamento spavaldo del presidente americano in realtà ci sono basi poco solide. «L’Europa deve svegliarsi, perché è il più grande mercato aperto al mondo, con 450 milioni di consumatori. Ancora, le Big Tech americane tanto adorate da Trump si reggono in una parte significativa sull’esportazione dei propri servizi in Europa. Il Vecchio Continente fornisce il 90% dell’uranio arricchito in dotazione all’America».
Le leve
In sintesi, per Noci l’Europa possiede «le leve con cui confrontarsi transazionalmente e anche scontrarsi con il Tycoon, che nei fatti ha una modesta comprensione dei fenomeni economici ed è pervaso da un idealismo sbagliato». Ben vengano, dunque, i nuovi accordi commerciali siglati dall’Europa, ma è il momento che l’Unione riconquisti un posto in prima fila.
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