MOSTRE
Il bello nell’arte sbarca a Domodossola
Ai musei Civici Gian Giacomo Galletti molte le opere classiche e contemporanee

Nello Zibaldone Giacomo Leopardi individuava il “Tempo de Bello” nella Grecia del V secolo a.C., quando artisti come Fidia, Mirone e Policleto interpretavano il concetto di bellezza come frutto di un equilibrio di valori estetici ed etici, espresso dal termine kalokagathìa. Da questo pensiero illustre nasce il titolo della mostra di recente inaugurata ai Musei Civici “Gian Giacomo Galletti” di Palazzo San Francesco a Domodossola che illumina su come queste idee di armonia e compostezza classica carsicamente si siano ripetute nel corso della storia fino al Novecento.
Così Stefano Papetti, curatore della mostra insieme ad Antonio D’Amico e Federico Troletti, spiega il cuore dell’evento che suggerisce accostamenti virtuosi tra l’arte classica e opere dei secoli successivi che evidenziano il costante riferimento a modelli e valori formali e spirituali della classicità. «Si parla di antico presente - aggiunge Troletti -, ma non è un ossimoro». In mostra il pubblico è invitato seguire un percorso non cronologico ma di giustapposizione, in cui Rena à la fenệtre (1937, collezione privata) di Magritte, ad esempio, è accostata a una testa di atleta scolpita in età classica. In mostra alcune sculture rinascimentali di piccolo formato documentano il gusto del collezionismo e la passione per l’Antico sviluppatisi in particolare dopo le scoperte archeologiche di primo Cinquecento. Nel Seicento l’arte antica rivive nel pennello di Guido Reni, come dimostrano l’Annunciazione della Pinacoteca Civica di Ascoli Piceno, uno dei capolavori del grande maestro bolognese, e un San Sebastiano la cui torsione ricorda una scultura antica. Il Ritratto di Paolina Bonaparte come Venere Vincitrice di Antonio Canova testimonia l’uso della mitologia classica e dell’arte antica per la celebrazione del potere.
Nel Settecento, con l’inatteso ritrovamento dei resti di Ercolano e Pompei, i principi di ordine, armonia, compostezza e “quieta grandezza”, come afferma l’archeologo tedesco Johann Joachim Winckelmann, sono associati ai più elevati valori morali. Il puttino lezioso dello scultore genovese Demetrio Paernio, omaggio evidente all’arte alessandrina, dialoga con Gesù Bambino addormentato sulla Croce di Domenico Piola.
Il percorso si conclude nel Novecento, quando, dopo l’esperienza rivoluzionaria delle Avanguardie e i traumi causati dalla prima guerra mondiale si auspica un ritorno all’odine e un ripensamento dei valori formali, come si ravvisa nelle opere di Funi, Campigli, Sironi, De Chirico e Magritte.
Fino al 12 gennaio 2025, Musei Civici Gian Giacomo Galletti in Palazzo San Francesco, Domodossola; giove./dom. ore 10-13 e 15-18. Info museicivicidomodossola.it
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