L’ESPOSIZIONE
Il mondo di Walter Rosenblum
L’artista unisce la fotografia sociale e la nascita del reportage. In mostra più di 110 fotografie vintage provenienti da New York
«Il mondo e la tenerezza» è la retrospettiva ospitata al Centro Culturale Milano del fotografo Walter Rosenblum (New York, 1919-2006). Nato da immigrati ebrei Romeni, cresciuto nel Lower East Side, entra adolescente nella Photo League dove incontra due grandi della fotografia novecentesca: Lewis Hine, politicamente impegnato e colui che diventerà suo mentore e amico, Paul Strand.
Nel periodo in cui la Farm Security Administration s’impegna nel programma di documentazione fotografica delle condizioni rurali americane, Rosenblum si concentra, invece, sulla plebe urbana, a 19 anni nel 1938, col suo primo reportage Pitt Street, documentando la vita degli abitanti dell’omonima strada.
Nel video documentario che accompagna la mostra, realizzato dalla figlia Nina, in cui Rosenblum si racconta e si espone, afferma che “attraverso la fotografia ho imparato che tutte le persone avevano bisogno dello stesso tipo di rispetto”. Così scopriamo quel ‘bordone di basso’ che lega tutte le immagini esposte.
Scorrendo lungo questa galleria di ritratti e di scene di genere, sostenuti da ombre e luci mutualmente bilanciantesi, si coglie il coraggio dell’uomo che si lascia catturare dal mondo. Catturato e sfidato senza perdere, però, rispetto per ciò che inquadra nella sua lente. Rosenblum avvolge ciò che fotografa di un senso di rispetto, di affetto ma più ancora di uno sguardo d’amore; e soprattutto avverte la sommessa bellezza delle situazioni quotidiane: il suo talento, più che ‘creare’ bellezza, scopre quella minuta e ordinaria. L’attenzione al sociale si unisce, secondo l’insegnamento di Strand, alla ricerca compositiva. In una delle fotografie più significative, Girl on a Swing, 1938, la forma compositiva e la rappresentazione tematica sono saldate in una lucida soggettività artistica.
In basso a sinistra la struttura tubolare dell’altalena (bilanciata in alto a destra dai tiranti), coadiuvata dalla massa cupa e massiccia del ponte e dagli edifici sulla destra, indirizza lo sguardo sul fulcro della scena: la bambina che si libra a mezz’aria, scolpita dal moto in un abitino chiaro. Su uno sfondo geometrico, Rosenblum coglie la città come macchinario (il deserto umano), come sistema autonomo di forze contrastanti: la fanciulla tuttavia accetta la sfida spavaldamente (i piedi, dalla prospettiva proposta, sembrano posarsi sul tetto d’un edificio) e non ferma il suo slancio (prolungato dalla verticalità della torre). L’immagine è articolata, resa complessa dall’intrico di spinte e controspinte: una complessità visiva che riecheggia la complessità della vita urbana composta di possibilità offerte e opposte difficoltà. Il futuro delle giovani generazioni si gioca su questo campo. Questa foto, come molte altre, a distanza di quasi 80 anni, vede inevitabilmente scemare la sua importanza documentale, ma consolida il suo valore di espressione di un pensiero critico. Non sappiamo che vita sia stata riservata alla bimba sull’altalena, ma quest’immagine pone ancora la sua interrogazione: come guardiamo all’infanzia? come si vive in città? quali futuri?
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