GIOVANI
Il timore di sbagliare e il giudizio altrui
Ecco il rapporto sulla paura dei ragazzi
Il buio e commettere errori è ciò che fa maggiormente paura ai ragazzi e alle ragazze secondo le risposte date da 175 studenti e studentesse tra i 9 e i 12 anni che hanno risposto a un questionario di indagine sulla paura a cura di Pelledoca Editore, casa editrice specializzata sul tema, attraverso gialli e noir rivolti a bambini e adolescenti. Una ricerca che non ha solo riguardato i ragazzi, ma anche genitori e insegnanti e i cui risultati sono confluiti in un rapporto messo a disposizione online e analizzato dallo psicologo psicoterapeuta Filippo Mittino. E dal quale emerge che in pochi, quando hanno paura, si sentono pronti a chiedere aiuto, ma piuttosto si sentono nervosi o ansiosi, o hanno voglia di scappare. Oppure si bloccano e non sanno cosa fare. E la maggior parte, più che parlarne con qualcuno, per farla passare cerca di distrarsi. Con un dato particolare: è una percentuale praticamente uguale, attorno al 30 per cento, quella che risponde sia di avere qualcuno che l’aiuta quando ha paura, sia di non avere nessuno. La paura del giudizio degli altri o di sbagliare è anche quella che i genitori ritengono sia la maggiore paura dei propri figli, notando come questa emozione li renda nervosi e irritabili. E da parte loro gli insegnanti che hanno risposto al questionario confermano di osservare come maggiore paura l’ansia da prestazione nelle verifiche, seguita dalla paura del giudizio, da cui conseguono una richiesta continua di rassicurazione ma anche silenzio e chiusura. «I dati raccolti tra gli studenti restituiscono un universo emotivo fortemente ancorato al piano dell’esperienza concerta – scrive Mittino -. Quando la paura si manifesta, inoltre, prende forme corporee e dirette».
Se si sposta lo sguardo sugli adulti, gli «insegnanti tendono a leggere le paure degli studenti attraverso categorie più interne e strutturate. Analogamente, i genitori individuano come centrali dimensioni come il timore del giudizio altrui, l’ansia scolastica e la preoccupazione per il futuro. Si tratta di categorie più astratte, interpretative, che non descrivono tanto l’evento in sé, quanto il funzionamento psicologico sottostante». Un disallineamento che non è una contraddizione tra adulti e ragazzi, ma piuttosto «no scarto di linguaggio e di livello evolutivo», due pinai diversi ma complementari. E per separare lo spazio che separa il piano fenomenologico da quello interpretativo occorre costruire un ponte « tra il linguaggio concreto dei ragazzi e quello astratto degli adulti» incontrandosi «sul terreno emotivo». Aiutando «i ragazzi a dare un nome più articolato a ciò che provano» e agli adulti a «riavvicinarsi al linguaggio dell’esperienza».
© Riproduzione Riservata


