CARRIERA MUSICALE
James Blunt: il bravo ragazzo è cresciuto
Al Mediolanum Forum risuonano le grandi hit e le nuove canzoni

Che cosa significa essere James Blunt oggi lo sa forse solo lui. Ma di certo c’è stata un’evoluzione, fisiologica ed esperienziale, tra il ragazzo inglese che con la sua flebile voce aveva segnato molte delle sonorità dei primi anni del Duemila e il padre di famiglia di adesso, che affronta il proprio mestiere con altre consapevolezze e probabilmente meno voglia di frequentare le sovraesposte passerelle del music business.
Il concerto che Blunt ha in programma al Mediolanum Forum di Assago per sabato 2 marzo alle 20.30 è a supporto di un album che, non a caso, riflette con maturità su questa mutata condizione. Who We Used To Be, settimo album in studio della sua carriera - rilasciato lo scorso ottobre e responsabile del tour mondiale che lo vedrà passare anche per il palazzetto milanese -, è infatti un disco dal carattere molto personale, che racconta in una decina di tracce (che diventano 14 nella versione deluxe) un periodo diverso dell’esistenza del suo autore.
Un diario a posteriori, insomma, un’analisi del passato attraverso gli occhi, la sensibilità e le prospettive del presente. Lo stesso Blunt ha confessato che l’essere oggi un marito e un padre lo ha cambiato profondamente. Negli anni giovanili aveva scritto You’re Beautiful dopo aver visto di sfuggita per una manciata di secondi una ragazza in metropolitana. Ma adesso, a detta sua, non può più dire a quella ragazza che è semplicemente «bella». La forma canzone diventa allora qualcosa di molto più complesso della semplice fotografia narrativa.
Pur rimanendo nell’ambito pop-folk tipico del cantautore britannico, deve approfondire con maggiore lavorio e perspicacia le impressioni immediate, cercando di decriptare in pochi versi un sentimento difficile da esprimere, ma di profondo valore e concezione. La toccante copertina di Where We Used To Be, che vede un Blunt bambino correre sorridente in un prato, è emblematica di questo “ripensamento” del passato. Originariamente la foto, opera del padre del musicista, non era stata scattata durante una giornata soleggiante, ma attraverso una più confortante manipolazione – forse più che di edulcorazione, si dovrebbe parlare qui di una vera e propria riconfigurazione dell’immagine, tuttavia ha finito per essere scelta come simbolo del progetto discografico.
E se l’anagrafe è qualcosa che in un modo o nell’altro conta sempre, il fatto che il nostro abbia spento da pochissimo le 50 candeline spiega in parte il perché di questa volontà di guardarsi indietro, per comprendere come si è giunti a essere quello che si è. Solo ora si può capire il prima, dopotutto.
Dalla carriera militare nel Kosovo alle undici certificazioni di platino, James Blunt è sempre stato un personaggio dello showbiz non più di tanto predisposto a ostentare una qualche movenza da divo. Il suo timbro quasi cristallino e il suo modo di raccontare l’amore, l’amicizia e le relazioni sono confluiti in uno stile musicale mai avvezzo alle mode contemporanee, ma piuttosto ripiegato verso prassi consolidate, sostanzialmente sempre acustiche, che mirano alla costruzione di un’intimità tra la canzone e l’ascoltatore.
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