ALIMENTAZIONE
La cronica carenza di calcio

Da un'indagine degli esperti dell’Osservatorio grana padano (Ogp) emerge che l’assunzione giornaliera di calcio con una normale dieta alimentare non è sufficiente per i fisiologici fabbisogni quotidiani di alcune fasce d’età, in particolare degli over- 60, nei quali la carenza del minerale comporta un maggior rischio di osteoporosi e conseguenti fratture da fragilità ossea. La stessa carenza, sia pure in misura minore, si rileva anche negli adolescenti.
Per venire incontro all’attività professionale della classe medica, i dietisti del portale Educazione nutrizionale grana-padano hanno redatto un questionario in collaborazione con la Società Italiana dell’Osteoporosi e delle Malattie Metaboliche dello Scheletro (SIOMMS) che tiene conto delle abitudini alimentari di alcuni individui e dell’introito settimanale di calcio. In caso di carenza, viene indicato come integrare questa mancanza con una dieta adeguata.
Nei Paesi industrializzati, Italia compresa, la carenza di calcio è da decenni un problema sanitario irrisolto, come dimostrano diversi studi epidemiologici.
L’indagine dell’Osservatorio ha valutato le abitudini alimentari di oltre 6mila soggetti (43% maschi e 57% femmine). Da un'analisi dei dati emerge che negli over-60, così come negli adolescenti, l’introito del minerale è inferiore rispetto al fabbisogno raccomandato in generale alla popolazione dai LARN (Livelli di Assunzione di Riferimento di Nutrienti), fabbisogno che varia da 800 a 1000 mg/die. Negli over-60 la quantità di calcio dovrebbe essere di 1200 mg/die, quindi un 20% in più rispetto alla quota fisiologica richiesta.
Anche nel gruppo di adolescenti presi in esame (femmine e maschi di età compresa fra 11 e 17 anni) la quantità media di calcio è di 946 mg, molto inferiore ai 1300 mg necessari.
«Le carenze di calcio nella dieta giornaliera sono state sempre sottovalutate, a tutte le età - spiega la dietologa Michela Barichella, presidente di Malnutrition in Chronic Diseases Association Onlus e consulente scientifica dell'Ogp - e le persone più a rischio sono le donne in menopausa per il calo di estrogeni, che può far perdere sino al 30% di massa ossea nei primi mesi, così come gli adolescenti che non raggiungono un picco di massa ossea adeguato a causa di mancanza di calcio e vitamina D».
L’Osservatorio ha valutato le fonti alimentari da cui proviene l'elemento minerale calcio, in particolare il latte con i suoi derivati, l' acqua e i legumi.
Dai dati è emerso come l’idratazione sia un grosso problema per la popolazione anziana. Infatti, molti cinquantenni introducono al massimo 1.400 ml di acqua al giorno, già insufficiente, per scendere a 1.200 ml dopo i 60 anni, età in cui i liquidi dovrebbero aumentare fino a 2-2,5 litri al giorno, in particolare con acque ricche di calcio.
Dalla ricerca risulta inoltre che il consumo di latte e derivati, cioè alimenti che contribuiscono per il 60% all’apporto di calcio giornaliero, è insufficiente.
I formaggi sono un alimento abbastanza gradito dagli anziani, ma con preferenza per quelli freschi, rispetto a quelli stagionati, che hanno invece il vantaggio di contenere maggiori nutrienti, compreso il calcio.
Dal campione analizzato risulta anche che il 27% degli adolescenti non beve latte, dato preoccupante in quanto è proprio a questa età che si forma il 40-50% della massa ossea definitiva.
«Il calcio è l'elemento minerale presente in maggior quantità nel nostro organismo è può essere assunto solo con gli alimenti, acqua compresa - fa presente il dottor Lorenzo Ventura, membro del Comitato scientifico Ogp - e poiché il contenuto di calcio è massimo nelle ossa e nei denti, una sua carenza indebolisce lo scheletro, mentre la sua presenza è determinante per altre funzioni biologiche, quali la contrattilità dell'apparato muscolare, la sensibilità del sistema nervoso, il corretto funzionamento degli ormoni calcio-regolatori. In sua mancanza l’organismo è costretto a prelevarlo dallo scheletro, con conseguente aumento del rischio di osteoporosi e fratture da fragilità ossea».
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