LE OPINIONI
La forza di Nemo e gli haters italici
Il 24enne svizzero conquista con talento e testi profondi, ma da noi si parla solo del look

L’Eurovision Song Contest si conferma carrozzone rumoroso e luccicante dove a scenografie rutilanti si accoppiano brani tutt’altro che indimenticabili e un kitsch che fa quasi apparire di classe Sanremo. Detto della deludente prestazione della nostra Angelina Mango (solo settima, lei è brava ma il brano-tormentone francamente poverello), la notizia è senz’altro il trionfo del concorrente svizzero, il 24enne Nemo che, con la sua «The Code», ha sbaragliato il campo. Voce straordinaria, rap convincente (ricorda il miglior Eminem), preparazione musicale di livello, accoppia un pop di facile presa con un testo autobiografico di impatto e profondità, nel quale racconta la sua difficoltà di accettarsi e far accettare il suo essere «non binary», tra sofferenze e liberazione finale (Now I found Paradise, ho trovato il paradiso). Tutto bello? Eppure, nel Bel paese, i social sono impestati di post al veleno con insulti al vincitore a causa del look «alternativo». Senza minimamente analizzare la sua (loro?) prova vocale e le qualità del pezzo. Preoccupante rigurgito di omofobia? Nostalgia di un passato tradizionalista? Senza voler citare le abitudini sessuali di Giulio Cesare o altri giganti della storia, basterebbe ricordare che, circa mezzo secolo fa, «tale» David Bowie indossava outfit altrettanto provocatori e si professava bisessuale. Eppure oggi è, giustamente, giudicato solo per la sua produzione musicale. Eppure...
© Riproduzione Riservata