LE OPINIONI
La fuga dalla visibilità
Dopo anni a inseguire numeri e like, c’è il desiderio di tornare a conversazioni più piccole e ristrette
Su Instagram esplodono i “Close Friends” usati come micro-social paralleli, dove si pubblica ciò che non finirebbe mai nel feed pubblico. Su TikTok prende piede la condivisione ristretta, tra account secondari e contenuti visibili solo a cerchie selezionate. E mentre X continua a puntare sulla piazza aperta, sempre più utenti scelgono di abbassare la voce invece che alzarla. Il motivo è semplice: troppa esposizione stanca.
Dopo anni passati a inseguire numeri, like e visualizzazioni, cresce il desiderio di tornare a conversazioni più piccole, meno performative. Meno pubblico, più contesto. Meno algoritmo, più fiducia. È una sorta di “privatizzazione” dei social: contenuti meno perfetti, più diretti, spesso anche più autentici, ma senza bisogno di dichiararlo. L’ironia è che, mentre le piattaforme continuano a spingere verso la massima visibilità, gli utenti fanno il percorso inverso, costruendo piccoli salotti digitali dentro strutture pensate per gli stadi. Non è una fuga dai social, ma un loro ridimensionamento. Non si tratta più di essere ovunque, ma di scegliere dove e con chi esserci davvero. E forse la novità sta proprio qui: nell’aver capito che, nel rumore costante della rete, il vero privilegio è potersi permettere il silenzio.
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