ACCADDE NEL 1987
La nube radioattiva da Chernobyl investì le urne
Corsi e ricorsi storici sul nucleare. Dalla ricerca italiana partita da Ispra fino all’ultimo referendum del 2011
Stop al nucleare. Con un milione di firme in meno di quattro mesi, nel 1986 il Partito Radicale era riuscito a promuovere questo motto con un referendum. Solo nel 1975, il Piano energetico nazionale prevedeva “la realizzazione di otto unità nucleari”. Cos’era cambiato in poco più di dieci anni? Molto, politicamente ed economicamente, ma per l’opinione pubblica fu decisivo un unico evento: il disastro di Chernobyl.
L’energia atomica era stata sfruttata per anni in Italia, la ricerca era partita proprio da Varese, o meglio, da Ispra. Nel 1959 venne costruito qui il primo reattore di ricerca: dopo nemmeno dieci anni l’Italia era il terzo produttore al mondo di energia elettronucleare. Alla fine degli anni ‘70 le prime voci contrarie avevano la forma del sole che ride. Poi il primo forte colpo nel 1979, con l’incidente di Three Miles Island, in Pennsylvania. Il 26 aprile 1986 il terrore rosso del comunismo prese forma in una spaventosa nuvola radioattiva che da Chernobyl si estese prima alla Norvegia e poi all’Europa tutta.
L’effetto sull’opinione pubblica fu devastante e si manifestò nel voto. Tre i quesiti referendari che proponevano l’abolizione di altrettante leggi: la prima che permetteva l’intervento statale nel caso in cui i Comuni non avessero concesso il loro territorio per la costruzione di centrali, la seconda che acconsentiva di elargire contributi pubblici agli enti locali “nucleari” e la terza che ammetteva la partecipazione di Enel alla costruzione di centri all’estero. La risposta elettorale fu compatta. L’8 novembre 1987 l’affluenza superò l’80% e per la prima volta i “Sì” vinsero in tutti i casi, con circa il 65% delle preferenze. Anche se i tre quesiti non prevedevano la chiusura dei centri attivi, i reattori di Latina, Sessa Aurunca, Trino e Caorso vennero spenti.
Il tema tornò in auge 22 anni dopo, quando il 12 e 13 giugno 2011 in Italia si chiuse definitivamente la porta al nucleare con un referendum che abrogava altre due norme sull’energia atomica. Come in un ripetersi storico, a marzo si era verificato un altro disastro nucleare a Fukushima, in Giappone.
La settima puntata dell’inchiesta “Voto Perduto” sulla Prealpina di sabato 21 febbraio in edicola e disponibile anche in edizione digitale.
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