L’OPERAZIONE
Lavoro nero sui laghi e in provincia: 33 irregolari
Tre mesi di controlli della guardia di finanza. Multe fino a 321mila euro
Trentatré lavoratori in nero scoperti in tre mesi, cinque casi di irregolarità nel pagamento degli stipendi, diciotto datori di lavoro sanzionati e un cittadino straniero espulso dall'Italia. È il bilancio dell'attività svolta dalla guardia di finanza contro il lavoro sommerso tra marzo e maggio, in particolare in località turistiche sui laghi.
BAR, RISTORANTI E GELATERIE NEL MIRINO
I controlli delle Fiamme Gialle hanno interessato ventidue attività economiche distribuite comunque anche in altre parti della provincia: si va da Luino a Lavena Ponte Tresa, da Porto Ceresio a Laveno Mombello, passando per Cantello, Malnate, Arcisate, Besozzo, Angera, Ispra, Gallarate, Busto Arsizio e Vergiate. Nel mirino sono finiti soprattutto bar, ristoranti, pizzerie, pub, gelaterie, parrucchieri, aziende agricole e distributori di carburante.
Gli accertamenti hanno portato all'individuazione di 33 lavoratori completamente sconosciuti agli enti previdenziali e assicurativi. Per quattordici attività commerciali è stata inoltre avanzata all'Ispettorato del lavoro di Varese la proposta di sospensione dell'attività. In questi casi, infatti, oltre il 10 per cento del personale presente durante l'ispezione risultava impiegato senza la comunicazione di assunzione prevista dalla legge.
Le verifiche non si sono limitate agli aspetti contrattuali e fiscali. I finanzieri hanno approfondito anche la posizione dei lavoratori stranieri identificati durante i controlli. In uno dei casi è emersa la presenza di un cittadino marocchino irregolare sul territorio nazionale. Dopo gli accertamenti in materia di immigrazione, l'uomo è stato accompagnato all'aeroporto di Bologna ed espulso con un volo diretto in Marocco in esecuzione di un provvedimento della Prefettura di Varese. Il datore di lavoro è stato invece segnalato alla Procura della Repubblica per violazioni previste dal Testo unico sull'immigrazione. Altri controlli hanno consentito di documentare cinque casi nei quali la retribuzione veniva corrisposta con strumenti non tracciabili, in violazione della normativa che impone l'utilizzo di modalità di pagamento in grado di garantire la tracciabilità delle somme versate ai lavoratori.
IL CONTO PARTE DA 64MILA EURO
Nel complesso, le sanzioni amministrative contestate ai datori di lavoro variano da un minimo di 64mila euro a un massimo di oltre 321mila euro. L'obiettivo dell'attività della guardia di finanza è duplice: contrastare l'economia sommersa e la concorrenza sleale nei confronti delle imprese che rispettano le regole, ma anche tutelare i lavoratori.
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