MUSICA
Liftiba: «Abbiamo ancora la voce, e pure il coraggio»
Dopo 40 anni esce il brano «17 Re» che ha dato il nome all’album. Il tour parte il 27 giugno e farà tappa il 7 luglio al Carroponte
«Il tema politico è sempre stato molto presente nelle nostre canzoni. Siamo sempre stati molto legati al tema del sociale, del politico, della pace, e conseguentemente alle vittime di tutte le guerre. E purtroppo oggi il periodo storico si è incredibilmente concentrato sugli abusi dei poteri da parte di una tecnocrazia assassina. Vedi Netanyahu, Trump, Putin, gli ayatollah, il Nord Corea, il disastro del Sudan o la Thailandia che bombarda la Cambogia. È un periodo in cui i prepotenti stanno cercando di fare piazza pulita, ma noi, che pure contiamo zero, la voce ancora ce l’abbiamo e abbiamo il coraggio di schierarci, cosa che sta mancando agli artisti, a parte Springsteen e pochi altri». È più sanguigno che mai Piero Pelù nel presentare il ritorno al live dei Litfiba per il tour dei quarant’anni di 17 Re, dimostrando d’altronde come quel cimento si confermi tuttora capace di raccontare i nostri giorni. L’anniversario del secondo, seminale disco della Trilogia del Potere è stata l’occasione per riunire la formazione storica del gruppo fiorentino, completata da Ghigo Renzulli alla chitarra, Gianni Maroccolo al basso e Antonio Aiazzi alle tastiere. Ma anche per pubblicare il singolo 17 Re, il brano che doveva essere la title track del doppio album ma la cui resa del 1986 non soddisfece nessuno dei musicisti, con conseguente esclusione dal lavoro. «Non è un’operazione nostalgica - dichiara Pelù - anzi 17 Re nasce dalle ceneri dell’antica canzone. Sono rimaste melodie, parti di testo, e buona parte dell’armonia, ma è cambiato tutto, a cominciare dal bpm, quindi dal ritmo e dal groove, che è lo spirito della canzone». I Litfiba la suoneranno insieme agli altri sedici brani del disco in un tour in partenza il 27 giugno da Perugia, con tappa al Kozel Carroponte di Sesto San Giovanni il 7 luglio. Prima, la partecipazione al Concerto del 1° Maggio a Roma. Operazione ambiziosa, secondo Pelù e Renzulli 17 Re non fu subito compreso dalla critica. «Mi ricordo il vecchio produttore Alberto Pinelli incavolato per le vendite misere - dice il chitarrista -. Era un disco artistico, scoperto dal pubblico a posteriori dopo il grosso successo degli anni ’90». Secondo Maroccolo, invece, l’album «è stato un piccolo atto di coraggio creativo in un momento dove eravamo stra-impegnati a suonare all’estero, soprattutto in Francia. Un doppio normalmente viene mal digerito all’inizio, perché è più denso, ed era anche un po’ sperimentale a livello di sonorità e arrangiamenti. Ma sono gli album che amo. Quando c’è dello spessore creativo dentro un progetto, se non oggi, domani arriva». A colpire Aiazzi, in questi mesi di prove, sono stati i testi: «Sono iper-attuali. Il ciclo di quarant’anni si sta riproducendo, forse perché il mondo non è cambiato un cazzo. Sono molto emozionato ad affrontare questa sfida importante: sono andato a ricomprarmi la strumentazione che avevo all’epoca, voglio gli stessi suoni. Anche se molti pezzi li stiamo mettendo a fuoco adesso, perché erano molto da disco e poco da live». Questo perché, ricorda Pelù, «siccome a un certo punto ci siamo accorti di avere più di dieci canzoni e venne fuori l’idea di fare un doppio (io stramaledissi tutti), alcune delle canzoni le abbiamo arrangiate alla buona la prima, perché bisognava pensare ai pezzi successivi. E quindi quando ci siamo ritrovati a doverle suonare dal vivo, alcune non riuscivamo proprio. Oggi la sfida è portare tutto l’album dal vivo». I Litfiba tornano a esibirsi consapevoli delle loro diverse posizioni, ma felici di affrontare il palco con compagni di viaggio con cui ognuno di loro ha condiviso una parte importante del proprio percorso personale e musicale. Convinti che 17 Re, come nota Pelù, «rimane tutt’oggi un album inspiegabile». E per questo, storico.
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