LA NUOVA CUCINA
Lo Street food ha fatto strada

C’era una volta il panozzo di strada. Vale a dire il panino comprato il sabato sera, quasi all’alba, fuori dalla discoteca. Quando bar e ristoranti ormai erano chiusi da un pezzo, si poteva sempre contare sul furgone da mercato adibito a paninaro.
Certo, complice anche l’orario e ingredienti tutt’altro che ipo-calorici, la digestione notturna sarebbe stata problematica.
Ma pazienza: se a quell’ora si aveva voglia di uno spuntino, il convento passava quello e stop. E fa niente se il pane era mezzo rammollito, i peperoni deflagravano le papille gustative e le salse colavano in ogni dove dopo il primo morso famelico.
Dopo anni di onorato servizio, però, quel cibo di strada rappresenta un po’ il passato, soppiantato dal moderno street food.
Dalle nostre parti, a parte qualche singola esperienza e qualche evento ad hoc, non ha ancora preso piede come altrove. Questione di tempo, arriverà.
Già perché, il menu e la formula del nuovo cibo da strada, piace.
Innanzitutto il nuovo street food di successo ne ha completamente cambiato la faccia e l’immagine. Insomma, l’occhio vuole la sua parte. Nel piatto e nel contorno.
E così, al posto dei vecchi furgoni, oggi gli imprenditori si divertono e attirano i clienti anche con una moderna e simpatica «location».
E quindi camioncini sistemati e preparati, Api Piaggio, motorini, macchine d’epoca: tutto fa brodo e viene adattato e reso piacevolmente attraente con colori e scritte.
Certo, oltre all’immagine, alla base deve esserci un concetto di assoluta solidità. A partire da freschezza e qualità della materia prima. In tal senso gli steet fooder sono avvantaggiati per vari motivi: in primis perché, probabilmente, cucinano qualcosa che, già di partenza, a loro piace.
Inoltre i menu sono corti, ristretti e specializzati. E in cucina si sa, più si prova a preparare un piatto e più, col tempo, si dovrebbe diventare bravi. Impossibile quindi che, alla 100.000esima porzione di pizzoccheri cucinata, possa esserci qualche difetto.
Inoltre lo Street food applica una sorta di democrazia in cucina. Per avviare un’attività, infatti, l’investimento iniziale è modesto rispetto ai fondi necessari ad aprire un ristorante tradizionale dove, solo i muri, presentano un costo salatissimo.
Tanto che, secondo gli ultimi dati del Registro delle Imprese, l’esercito del catering su ruote, infatti, è passato dalle 1717 attività del 2013 alle 2729 di fine 2018, con un incremento in termini assoluti di oltre mille unità. Un contributo elevato alla scorpacciata di aziende del settore lo stanno dando gli imprenditori under 35. Le loro 600 imprese rappresentano oggi il 22% delle oltre 2700 attività di ristorazione da passeggio.
Lo street food può presentare qualsiasi tipo di specialità culinaria: dall’antipasto al dolce, dai piatti regionali a quelli super etnici. D’altronde se in Italia, recentemente, hanno organizzato addirittura un Expo di successo interamente dedicato al cibo e all’alimentazione, un motivo ci sarà.
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