LA SENTENZA
L’uomo conteso, la zuffa, lo sfregio: ragazza assolta
La lite era avvenuta nell’estate 2022 a Luino, una giovane era rimasta ferita al viso da cocci di bottiglia. Assoluzione per la rivale in amore sotto accusa
«Assolta perché il fatto non sussiste». Si è chiuso con questa sentenza il processo, in Tribunale a Varese, per la violenta lite tra due ragazze davanti a un bar di Luino, terminata con uno sfregio provocato da cocci di bottiglia. Per questo l’imputata, una ventunenne influencer luinese, era accusata del reato di deformazione dell’aspetto della persona mediante lesioni permanenti al viso, per il quale è prevista la reclusione da 8 a 14 anni. Ma al termine dell’istruttoria lo stesso pubblico ministero ne ha chiesto l’assoluzione, così come ha fatto la difesa (avvocati Carlotta Calemme e Alberto Zanzi) che ha messo in dubbio la credibilità della persona offesa, una 24enne costituita parte civile con l’avvocato Milena Ruffini.
La dinamica e i dubbi
Per conoscere le motivazioni bisognerà aspettare il deposito della sentenza (il collegio si è preso sessanta giorni di tempo), ma si può ipotizzare che il dibattimento - con l’esame delle due protagoniste della zuffa e di diversi testimoni - non abbia consentito di ricostruire con certezza la dinamica dei fatti. E che quindi non sia stato possibile dimostrare, al di là di ogni ragionevole dubbio, che l’imputata sia responsabile dello sfregio. Così si spiegano le conclusioni dell’accusa, formulate nella precedente udienza.
Ricordi confusi
Udienza che si era aperta con l’esame dell’ultima teste della difesa, secondo la quale era stata la giovane sfregiata ad attaccare briga e a dare il via alla discussione poi sfociata nella violenza. Il collegio, che nella fase finale del processo ha cambiato composizione (per il trasferimento di alcuni giudici), ha poi deciso di sentire nuovamente la vittima, i cui ricordi - complici forse anche l’alcol e un colpo alla testa rimediato nella caduta - sono apparsi confusi e incoerenti. Ed è proprio sulle contraddizioni nel suo racconto che, nella discussione, ha puntato la difesa per dimostrare l’inattendibilità della ragazza ferita. La cui ricostruzione, insomma, non ha convinto neppure i giudici.
L’incontro casuale
I fatti risalgono a una sera di giugno 2022. La persona offesa ha spiegato di essersi ritrovata con un gruppo di amici in un locale di Luino, dove casualmente incontrò l’imputata. Le due ragazze non erano amiche, anzi i rapporti tra loro erano tesi a causa di un uomo, con il quale la prima aveva intrecciato di nuovo una relazione dopo un periodo di pausa, vissuto da lui insieme all’altra. C’erano state anche «false voci» e per questo la parte civile avrebbe cercato di parlare con la rivale per chiarire la situazione, pur non essendo granché lucida, dato che aveva bevuto «tre superalcolici» e aveva fumato «uno spinello».
Il contatto fisico
A quel punto ci fu il primo contatto fisico: «Mi prese per un braccio e non mi lasciava - ha riferito la presunta vittima - e mi diede anche uno schiaffo». Dopo l’intervento di alcuni ragazzi che separarono le due donne, la cosa sembra finita lì e invece, pochi minuti dopo, ecco l’aggressione più grave: «Quella ragazza tornò ad attaccarmi dopo avermi minacciato di morte. Cademmo a terra, io sulla schiena; avevo le braccia bloccate, sentivo colpi al petto e al viso e calci su altre parti del corpo. Quando mi rialzai ero piena di sangue». La parte civile ha ammesso di aver spaccato («per la rabbia») una bottiglia di birra, i cui cocci erano rimasti a terra. Ma ha negato di essersi ferita al volto proprio con qui vetri sull’asfalto: «Non mi sono tagliata cadendo, perché sono finita a terra sulla schiena».
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