DOPO LA PAURA
L’ansia, i turni per dormire e «i missili sopra la testa»
L’attesa dei familiari e il rientro a Malpensa dei giovani bloccati a Dubai
Genitori, fratelli, sorelle, nonne e nonni. Tutti in attesa a Malpensa. E alla fine la gioia per poter riabbracciare i propri cari, i 200 studenti atterrati al Terminal 1 ieri, martedì 3 marzo, verso le 20. Sono partiti da Abu Dhabi dove erano rimasti bloccati dopo la chiusura dello spazio aereo del Golfo, in seguito all’attacco degli Usa e di Israele all’Iran la mattina di sabato scorso, e dell’immediata risposta al fuoco di quest’ultimo nel tardo pomeriggio, con missili sugli Emirati Arabi Uniti. Ma tra i parenti in attesa ricorre poco la parola «guerra», quasi fosse impronunciabile. C’è solo la voglia di riabbracciare i giovani.
La lunga attesa
Sono arrivati da tutta Italia, famiglie intere, cagnolini compresi, fidanzate e fidanzati, chi fin da Cagliari. Dalle 17.30 al Terminal 1 nell’area B di Malpensa si ritrovano nella zona degli arrivi. I genitori fanno conoscenza, condividono l’attesa, si abbracciano, pregano e hanno gli occhi lucidi. La giornata era stata lunghissima: si erano rincorse notizie e spostamenti di orario di ora in ora, addirittura pareva che il volo dovesse atterrare a Linate.
C’è una nonna arrivata dal Piemonte con in mano un vaso di tulipani gialli: «Sono per mia nipote Alice. In questi giorni abbiamo cercato di mantenere la serenità, ora che manca poco al suo ritorno iniziamo a sentire la tensione». Tanti genitori hanno portato i peluche preferiti dei figli, i loro bambini. Un gesto carico di affetto e molto rassicurante. «Sono stati i ragazzi a tranquillizzare noi», racconta una mamma arrivata da Cremona che attende la figlia quindicenne allieva del liceo Linguistico.
«I ragazzi hanno fatto amicizia e si sono sostenuti, saranno legati da questa esperienza per tutta la vita». Molti studenti hanno 15 anni, per alcuni era la prima volta lontani da casa.
Applausi e abbracci
L’emozione si scioglie in applausi e nell’urlo di «Bravi» all’uscita del primo gruppo di giovani, il numero 6. Sono stati coraggiosi e non hanno mai trasmesso apprensione alle famiglie rimaste a casa. «Imprevedibile doversi ritrovare in mezzo a una guerra. È stata una prova di mente e corpo. Con la mia compagna di stanza ci davamo il cambio per dormire e stare in allerta nel caso ci fosse bisogno di scappare: temevamo di non sentire l’allarme. Ci siamo ritrovati in una situazione distopica», spiega una giovane arrivata da Roma.
I missili sopra la testa
Stessa sensazione per Meriem Raimondi, figlia dei nostri colleghi Marco e Chiara, che traccia un bilancio: «Abbiamo vissuto momenti di ansia e sono contenta di essere tornata. Non fa piacere vedere i missili sfrecciare sopra la testa. Nonostante tutto, il bilancio dell’esperienza è stato positivo e non siamo mai stati abbandonati, Dubai ha fatto un lavoro meraviglioso». Le insegnanti escono poco dopo, visibilmente sollevate.
«Sono stati bravissimi», spiega una docente. «Si sono comportati con responsabilità». Anche Valerio, studente universitario di Vicenza, vuole raccontare: «Mentre eravamo lì non abbiamo capito subito cosa stava accadendo, abbiamo cercato sui siti italiani perché non ci dicevano niente. Nel complesso, siamo sempre stati al sicuro». I ragazzi si fermano a raccontare mentre si abbracciano, ballano, festeggiano. Fanno video con lo smartphone e videochiamate di gruppo. Stanno tutti bene.
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