IL DELITTO
Omicidio Carol, cade la premeditazione
La Cassazione annulla l’ergastolo. I legali di Davide Fontana pronti al terzo giudizio d’appello
È un continuo richiamo alla sentenza della corte d’assise di Busto Arsizio l’annullamento della condanna all’ergastolo di Davide Fontana: sono state depositate le motivazioni della cassazione che ha disposto l’appello tris per l’omicidio di Carol Maltesi, diventata popolare nel porno amatoriale grazie a Onlyfans. Il nodo da sciogliere definitivamente è l’aggravante della premeditazione: Busto non l’aveva riconosciuta, il processo a Fontana si concluse con la pena di trent’anni. Non era stata riconosciuta neppure la crudeltà, che è un’altra aggravante speciale su cui i successivi gradi di giudizio non hanno avuto dubbi e che quindi nessuno potrà più togliere all’imputato. Ma fare luce sull’effettiva pianificazione del delitto lungo un arco temporale in cui Fontana avrebbe potuto cambiare idea, potrebbe comportare un diverso bilanciamento con le attenuanti. Il che significa rendere definitivi i trent’anni pronunciati dalla corte bustese presieduta dal giudice Giuseppe Fazio.
FINZIONE E REALTÀ
Carol venne uccisa durante la registrazione di un video commissionato da un finto cliente, Tombeur de femmes, dietro cui si celava Fontana. Un video di sesso brutale: la ventiseienne legata al palo della lap dance con il nastro adesivo e un sacco in testa, picchiata e presa a martellate da Fontana, che da un anno ormai era sia regista che attore dei video venduti sulla piattaforma.
IL CAMEO DEL FIDANZATO
Sulla scena, anche se da remoto, comparve anche Salvatore Galdo, il nuovo fidanzato della donna, inserito in un circuito pornografico di ben più alto livello. Carol - nota su Onlyfans come Charlotte Angie - credeva fosse uno dei tanti copioni recitati nel tempo, invece il bancario la ammazzò davvero. La cassazione, rinviando il fascicolo ai giudici di Milano, aveva chiesto di motivare come la presenza sul set di Galdo si conciliasse con la premeditazione dell’omicidio, perché «dal momento di conoscenza della scomparsa di Maltesi avrebbe potuto indicare Fontana come l’ultimo soggetto che l’aveva vista in vita». La corte d’assise d’appello, per ben due volte, non è riuscita a superare l’aporia.
OLTRE OGNI DUBBIO
«La corte d’assise di Busto - si legge nelle motivazioni del collegio della suprema corte (di cui faceva parte anche l’ex pubblico ministero Tiziano Masini) -, ha colto le peculiarità del caso e aveva già ricostruito il coinvolgimento di Galdo. Ha concluso per l’ambivalenza degli elementi indiziari della premeditazione, suscettibili di essere letti, con lo stesso grado di ragionevolezza, a favore o contro la tesi accusatoria». Alla corte d’assise d’appello gli ermellini avevano richiesto «uno specifico riesame» degli indizi, perché «l’intera sequenza che si è dipanata dall’uccisione di Carol fino al rinvenimento delle sue spoglie, introduce più che ragionevoli dubbi sulla previa e perdurante determinazione omicidiaria». Gli avvocati Stefano Paloschi e Giulia Ruggeri sono determinati a smantellare la premeditazione una volta per tutte. La data dell’udienza non è ancora stata fissata. Le parti civili, che al processo in cassazione non erano comparse, sono già costituite.
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