LAVORO
Gli over 67 non lasciano più l’ufficio: sanità e vita sono troppo care
Il fenomeno dei “silver” ancora a lavoro è un’emergenza in crescita. In molti casi, a fronte di un nutrito pacchetto di anni contributivi, hanno anche figli a carico che ancora non hanno trovato stabilità
Cosa farai dopo la pensione? Andrò in ufficio. Una scenetta amara ma sempre più frequente. Capita che gli over 67 occupino ancora scrivanie, studi e ambienti di lavoro. Da un lato, rivoluzionare il proprio stile di vita dopo decenni non è facile e, se la passione per il proprio impiego è forte, è difficile rinunciare ai suoi stimoli. Tuttavia, si delinea in modo frequente anche il caso in cui si desidera “stare fermi”, ma proprio non è possibile.
Una fetta della generazione “silver” risulta incastrata tra i doveri economici e un mercato del lavoro che non può fare a meno di loro, perché fa fatica a integrare le nuove leve. In molti casi, a fronte di un nutrito pacchetto di anni contributivi, gli over 67 hanno anche figli a carico che ancora non hanno trovato la propria strada e una dignitosa stabilità. I genitori devono quindi persistere nel sostegno economico dei propri eredi. In un Occidente sempre più longevo, accade anche che non siano solo i figli a essere a carico. Un elemento spesso trascurato è che i 67-70enni di oggi hanno spesso genitori ultranovantenni ancora in vita. Il pensionato, quindi, rientra al lavoro anche per pagare l’assistenza domiciliare (badanti o infermieri) per i propri genitori, poiché il welfare pubblico non copre interamente la non-autosufficienza. Secondo il Rapporto OASI del Cergas Bocconi 2025 in Italia la spesa out-of-pocket (pagata di tasca propria) per l’assistenza agli anziani è aumentata del 12% nel biennio 2024-2025. Tutto ciò genera indubbiamente insoddisfazione per il “mancato meritato riposo” e può influenzare le condizioni di salute dello stesso lavoratore silver. L’edizione 2025 del Rapporto Censis sulla situazione sociale del Paese rileva che un over 65 in Italia spende mediamente 1.200 euro all’anno in cure mediche non rimborsate dal SSN (dentista, visite specialistiche veloci, riabilitazione). Il mondo del lavoro, d’altro canto, deve spesso continuare a elargire uno stipendio elevato, frutto di un lungo avanzamento professionale, ma allo stesso tempo beneficia della conservazione di un notevole know-how.
L’ultima indagine congiunturale di Confindustria Lombardia mostra che molte aziende manifatturiere (soprattutto nel Varesotto) stanno inserendo clausole di “ritorno programmato” per i neo-pensionati come consulenti-formatori. Il 42% delle PMI lombarde dichiara che la perdita dei lavoratori senior senza un adeguato affiancamento ai junior rappresenta un rischio operativo “alto”. Tutto ciò genera il timore per ritardi nell’assunzione delle figure junior e nella progressione di carriera. L’Osservatorio sul Mercato del Lavoro del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali elaborato nel 2025 indica che nelle aziende con un’alta densità di lavoratori over 65, l’età media per il primo scatto di carriera dei neo-assunti si è alzata di 2,5 anni nell’ultimo triennio.
Infine, sta emergendo anche la figura del “mutuatario over 65”. Secondo Kiron Partner Spa, parte del Gruppo Tecnocasa, si tratta dell’1% dei casi per ora, ma è un trend da monitorare. Si tratta di persone che solo in una fase avanzata della propria vita riescono o scelgono di acquistare casa, interessati a una terza età più serena o a lasciare a figli e nipoti un tetto sopra la testa. Una tendenza già intercettata dagli istituti di credito, che ora prevedono piani di ammortamento di 14 o 15 anni proprio per questa fascia di clienti.
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Annachiara Giordano
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